L’emotività è un pregio, ma non deve essere un peso: dimostriamo a noi stessi, non ad altri

Insigne deve crescere nella testa, un po’ come tutta la piazza, che va in tilt quando si trova di fronte la Juventus, pure se è la più scarsa degli ultimi 10 anni. Tanta reverenza, troppi pensieri, poca lucidità. Manca quella baldanzosa incoscienza del limite.  Non Insigne in sé, ma l’Insigne dentro ognuno di noi. Quell’infantile ma autentico desiderio di dover riscattare qualcosa, anche se in realtà non ve n’è bisogno. Il rigore sbagliato è un episodio. L’abbattimento, le lacrime, la solita narrazione del nemo propheta sono “IL” male.
L’emotività è un pregio, certo. Ma va sfruttata a proprio favore, non deve essere un peso. Come Insigne deve emanciparsi dalle sue ossessioni, così Napoli-piazza dalla comfort-zone di perenne sconfitta in partenza. Cambiare il paradigma: dimostriamo a noi stessi, non ad altri.
È un discorso che affonda le radici anche nella piaga di quell’intellettualismo napoletano che ha cercato sempre nell’approvazione dei forestieri il senso del proprio pensiero. Bellicosa, nervosa se attaccata, ma fragile dentro. Siamo noi, siamo Napoli, siamo il Napoli.
Ecco ci vorrebbe un po’ di sana grandeur del presente, non il rimando ai fasti dell’età dell’oro, ma il coraggio di affermare una dimensione attualizzata di soddisfazione di sé. Forti. Consapevoli e non arrendevoli. Un orizzonte di crescita per il Napoli e per i suoi tifosi.
E Il primo è Gattuso che dice che abbiamo giocato bene.
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