Gli interventi di Inacio Pià, Angelo Gregucci e Roberto Bordin a “1 Folotball Club”

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex calciatore di Napoli e Atalanta, Inacio Pià. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Nazionale Italiana: da dove nasce la disfatta?
“Dispiace innanzitutto. Questo è il secondo mondiale senza Italia, che veniva da una vittoria dell’Europeo. C’è da riprogrammare tutto, dalle partite al settore giovanile. Bisogna credere di più nei nostri ragazzi. Ora è normale che tutti si attaccano agli stranieri, ma il problema è fare un format diverso, come in Germania. Lì danno limiti al numero di stranieri ma hanno un numero minimo di nazionali. In questo modo riprogrammi e bisogna farlo per tornare la Nazionale di qualche anno fa”.
Sarebbe meglio fare squadre Under 23 per far giocare i giovani?
“Penso che la soluzione migliore sia un campionato vero e proprio con le squadre Under 23, questo dà la base ai giovani per confrontarsi coi grandi. Sappiamo bene che la Primavera è importante, ma rimane un campionato di ragazzi. Avere la possibilità di avere un Under 23 ti dà quell’esperienza in più”.
Per rendere il campionato più competitivo sarebbe giusto togliere due squadre?
“Può essere una soluzione interessante. In questo momento bisogna trovare una formula per cercare di dare ancora più importanza alla nostra Serie A. La Serie A ha perso un po’ di valore negli anni. Ora siamo il quarto campionato di valore in Europa. Può essere una soluzione importante. Bisogna trovare coraggio e fare una riforma totale”.
Su Napoli-Atalanta
“Questa è una partita importante, soprattutto per il Napoli. Se riesce a fare risultato pieno a Bergamo, essendoci anche Juve e Inter è importante. L’Atalanta è sempre una squadra che ti mette in difficoltà. Sarà una partita dove il Napoli può creare ed ha tutto per giocarsi lo scudetto fino alla fine”.
Come reputi la crescita di Osimhen?
“Le qualità si vedevano già nel campionato francese. Si sapeva che fosse un attaccante veloce, con strappo, bravo di testa. L’anno scorso è stato particolare tra infortuni e Covid. In questo momento è l’attaccante più forte del nostro campionato, tra i 10 in Europa. Dispiace non averlo alla prossima, ma, ripeto, io non avevo dubbi sul suo percorso in Italia”.
Su Belotti: lo vedresti bene al Napoli come vice Osimhen?
“No. Non penso che Belotti accetti di fare il vice. Sicuramente va ritrovato, ma dall’altra parte il Napoli non può permettersi di acquistare Belotti per fargli fare il vice Osimhen. Lui è abituato a giocare e far gol. Penso sia una situazione difficile”.
Bisogna puntare ancora su Mertens?
“Sicuro. Mertens è un attaccante fantastico, sia tatticamente che di intelligenza calcistica. Contro l’Atalanta ci sarà lui e potrà essere l’attaccante per le ultime partite del Napoli”.
Quel’è il gol che ricordi meglio con la maglia del Napoli?
“Il più bello è stato in Serie B, in Treviso-Napoli, dal punto di vista dell’esecuzione. Tiro a giro alla Lorenzo Insigne? Esatto (ride, ndr)”.

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex allenatore dell’Atalanta, Angelo Gregucci. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Ti aspettavi le difficoltà di Sarri alla Lazio?
“Non sono difficoltà. Sono tempi programmatici di una squadra che aveva una tipologia di calcio differente e necessitava tempo fisiologico per cambiare radicalmente il calcio. Inzaghi ha avuto il processo più veloce perché la tipologia di gioco era simile ed ha avuto meno difficoltà nel trovare l’identità. Questione di aspetto tattico? Sì, perché a Sarri necessita tempo, meccanismi oliati”.
Sul Torino: è in calo fisiologico?
“No. Qui sono prestazioni normali nel calcio. L’identità è precisa, si risolleverà secondo me. Al netto di questo momenti difficoltà, il Torino di Juric ha una direzione ben precisa. Il Toro lo vedo con un grande sviluppo di un calcio importante”.
Come giudichi il campionato del Milan? Merita lo scudetto?
“Il Milan nell’ultima era del calcio italiano è il progetto più evoluto e lungimirante. Ha avuto una difficoltà, quando si è parlato del progetto Ragnick. Maldini ha tenuto il boccino fermo, ed è ripartito da Pioli, che è uno dei più evoluti. È stato capace di prendere al volo il cambiamento. È stato il più sveglio a cogliere il cambiamento ed ha avuto il tempo per metterlo in atto. La società gli è stata vicina. Il Milan è candidata per lo scudetto, ma il rapporto del patrimonio dei giocatori è tra i migliori. Con un po’ di lavoro i vari Leao, Hernandez ecc, ora sono famosi e determinanti. Qui c’è un lavoro importante. Il Milan era in palese difficoltà economica. Prima erano abituati all’era Berlusconi e digerire il ridimensionamento è sempre complicato. Il Milan è stato tanti anni fuori dalla Champions League, che era quasi una bestemmia per l’era Berlusconiana. Sono tornati competitivi con la logica, con la progettualità, non coi soldi”.
Sulla Juventus
“La Juventus ha cambiato, secondo me non dando il tempo giusto ai vari Sarri e Pirlo per consolidare il cambiamento progettuale. Hanno richiamato Allegri, facendo un intervento importante sul mercato di gennaio. È difficile vedere in Serie A degli interventi così importanti nel mercato di gennaio, e la Juve lo ha fatto. Questa è una squadra che ha preso uno dei migliori prospetti a livello europeo (Vlahovic, ndr) La scelta di non puntare più su Dybala, la scelta di non essere più competitiva in Europa rappresenta tutto ciò. Nel cercare di cabmiare i suoi programmi, però, il calcio l’ha bocciata. La Juve è il terzo anno di fila che abbandona la competizione più importante, la Champions League. Prima c’era la giustificazione di Ronaldo, che era stato preso per vincerla. La particolarità di quel club è che ha un cognome solo: Agnelli. Questo è un fatto raro se non unico nel mondo”.
Su Balotelli e Berardi
“‘Mi aspettavo una crescita così in progressione per Berardi. Bisogna vedere se abbandonerà la sua zona di comfort, il Sassuolo. Il consiglio è di andare a conclamare la sua qualità in qualche top club. Il calcio di alto livello vuol dire giocare martedì o mercoledì e sabato o domenica. Il momento di fare quel salto è arrivato. Mario io l’ho perso da un po’. Sul calciatore le qualità sono indiscutibili. faccio una parentesi: negli anni 80 si era molto più cauti a fare dichiarazioni, per questo io mi sento un cronista. Perciò su Balotelli, oggettivamente, penso che quello turco non sia un campionato di livello. Se volesse mettersi in discussione dovrebbe tornare in Italia e in un top club e rimettersi in discussione. A 21 anni aveva già tanti trofei importanti. Dopo tante opinioni e chiacchiere il campo l’ha visto poco”.
La Salernitana si può salvare?
“Deve provare a raschiare il barile, deve dare tutto. Deve anche pensare che la nuova società avrà basi molto solide per il futuro ed avrà una grande visione. Suppongo che il nuovo progetto sia importante”.

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex allenatore della Moldavia ed ex calciatore di Napoli e Atalanta, Roberto Bordin. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Sull’Italia
“Impensabile non essere al Mondiale. Vedremo cosa faranno stasera Portogallo e Macedonia, ma è una delusione grandissima”.
La differenza col calcio estero
“La differenza sta nella metodologia, nella cultura, e nell’approccio all’allenamento. Ti devi adattare anche per culture diverse. In Moldavia ho avuto un club molto serio, nel quale potevo imporre la mia mentalità di lavoro duro e serio. C’è differenza come approccio, per tante cose. Innanzitutto per la religione, per le loro usanze, anche per gli orari diversi dell’allenamento per quei motivi. A volte non è semplice ma ho avuto la fortuna di avere club importanti alla mano. In Nazionale è diverso perché hai più giocatori, ma più difficoltà ad allenarli nel breve periodo in cui li hai a disposizione”.
Le colpe del tracollo italiano
“Vanno sempre suddivise. Anche l’allenatore ha le sue responsabilità, più che colpe. Responsabilità di portare la squadra al meglio. Il primo colpevole di un fallimento è sempre l’allenatore, perché le decisioni spettano a lui, anche se i commissari tecnici hanno i nazionali a disposizione per pochi giorni prima delle gare ufficiali. Purtroppo ci sono giocatori con condizioni fisiche diverse l’uno dall’altro. Devi sempre stare attento a dosare le forze, soprattutto nelle tre gare. Devi imporre il tuo pensiero senza esagerare per far rendere al meglio i tuoi uomini”.
Quale tecnico ha inciso di più in Serie A nella sua squadra?
“Sicuramente quelli che sono in testa alla classifica. Sia Milan che Napoli hanno rose importanti, ma spesso decimate. Esse hanno dovuto adattare giocatori in ruoli non loro, e qui il tecnico ha fatto interventi importanti. Mi viene in mente Spelletti per esempio, con Osimhen lo si vede che sta facendo la differenza. Pioli e Spalletti sono quelli che hanno fatto le cose migliori”.
Su Allegri
“È venuto fuori adesso. Tutti avremo detto, all’inizio, che sarebbe stato difficile raggiungere il quarto posto. Allegri ha alle spalle una società seria e solida che gli ha dato appoggio visto anche il contratto che ha, ed alla fine pian piano è arrivato al quarto posto. Un pensierino alla prima posizione lo fa sicuramente. Se sogna lo scudetto? Non è un sogno, deve cercare di blindare il posto che ha, ma vede vicine le altre squadre. Mancano altre partite e se qualcuna cade ne approfitterà”.
Che gara sarà tra Napoli e Atalanta?
“L’Atalanta ci ha abituato a qualcosa di più, ma devo dire che non è stato semplice per lei. Le prestazioni sono state altalenanti. A livello di intensità era la più in forma del campionato, poi ha avuto qualche calo fisico e sono mancati anche i risultati. Si stanno riprendendo però, deve stare attenta ad allontanare Lazio e Fiorentina. Recuperando una partita possono sperare ad un quinto o quarto posto. Vedremo anche Juventus ed Inter cosa faranno”.
Peserà l’assenza di Osimhen?
“Peserà tanto. Secondo me, però, le capacità di Spalletti di caricare chi entra sono importanti, ha sempre fatto le scelte giuste per non fare sentire la mancanza di un campione come Osimhen”.

Commenti