Gli interventi di Delio Rossi, Oscar Damiani e Salvatore Soviero a “1 Football Club”

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex allenatore di Atalanta, Lazio e Fiorentina, Delio Rossi. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Ti aspettavi questa remuntada incredibile per la salvezza?
“Me la auguravo, devo dire che viste le premesse stanno facendo qualcosa di incredibile. Sarebbe il più grande miracolo sportivo dell’anno se riuscissero a salvarsi. Il cambio della guida tecnica ha influito, ma soprattutto quello dei calciatori. Cambiare a metà campionato 10/11 giocatori e andare a prendere delle scommesse è comunque un rischio, quindi c’era un tempo di assestamento da rispettare”.
Il terzino Pasquale Mazzocchi si è rivelato un gran calciatore: ti piace questo ragazzo?
“Sì, ma nonostante sia d’accordo sul fatto che sia un prospetto interessante, valuto la squadra per le posizioni determinanti come il portiere, il difensore centrale, centrocampista centrale e centravanti. Chi si è messo più in luce è stato Ederson, un ottimo giocatore per la categoria”.
Davide Nicola era conosciuto per queste traversate per la salvezza: ha dato una grinta diversa?
“La grinta non basta, è stato il primo a credere nella salvezza e lo ha fatto anche nei momenti particolari, dove ci sono state delle sconfitte pesanti. Soprattutto è stato bravo nel dare gioco razionale in poco tempo”.
La Fiorentina di Italiano ha fatto bene durante la stagione: è pronto per il salto di qualità?
“Per valutare un allenatore vado a vedere come giocano le sue squadre. Soprattutto vado a vedere la sua storia, perché al di là di quello che pensa la gente la storia è messa su carta. È uno dei pochi giovani che ha fatto la trafila dalla C alla Serie A, quest’anno sta allenando la Fiorentina con profitto. Lavora già in una grande squadra, se poi è pronto per un ulteriore salto lo dirà il campo. Adesso magari ha perso un po’ perché con questo calcio dispendioso o hai giocatori importanti o fai fatica. Secondo me è il giovane più interessante del nostro campionato”.
Il Napoli ha raggiunto la Champions, ma c’è malumore in città per le ultime partite: è mancato qualcosa di importante negli ultimi tre mesi?
“Lo conosco bene Spalletti e conosco la sua storia, oltre alla piazza di Napoli. Secondo me il Napoli ha una rosa importante, già l’anno scorso poteva andare in Champions. Quest’anno era l’obiettivo principale e lo ha centrato, gli va dato onore e merito. In queste ultime partite ha mancato in qualcosa, ma sono mancati anche giocatori fondamentali soprattutto a metà campo. C’è rammarico e scoramento, ma per valutare l’esatto valore di un tecnico bisogna aspettare la fine del campionato e tirare una riga, vedendo se sono stati centrati gli obiettivi e se sono stati valorizzati i giocatori”.
Champions League, 10 gol in due partite: perché non ci riusciamo ad affrancarci in Italia dal difensivismo?
“Non credo sia un problema di allenatori o mentalità. Il Real Madrid è allenato da Ancelotti che è italiano quindi è un problema di qualità dei giocatori. Quando li avevamo vincevamo le Coppe, ora le vincono altri. Servono le qualità tecniche, non solo fisiche, la differenza la fanno i giocatori tecnici in velocità, perché ai nostri ritmi ce li abbiamo anche noi”.
Per tornare ad essere competitivi bisogna passare alle cordate con fondi illimitati?
“Lo sport ad alto livello, anche se perde il suo stile romantico dove anche l’ultimo può battere il primo, oggi è basato sullo strapotere economico. Il Leicester può vincere il campionato ogni 50 anni, ma contro Manchester, Liverpool, ecc. non può competere alla lunga. Il calcio è cambiato, abbiamo perso i Moratti, gli Zamparini, rimangono solo gli Agnelli ma dietro hanno una potenza come la FIAT, la Ferrari, il marchio italiano più conosciuto al mondo. Perderemmo però la nostra identità, perché più di 10 squadre di Serie A sono di proprietà straniere, la maggior parte americano e così saranno loro a dettare le regole. La forza del nostro calcio è stata anche la nostra tradizione, quindi perderemo anche questo e diventerà un calcio di algoritmi e non di intuizioni, capacità, raziocinio, ma soprattutto programmazione. Bisogna pensare a quando andrà male e quando andrà male bisognerà pensare a quando andrà bene. L’apice del nostro calcio è stato il 2006, ora sono le altre che dettano la qualità dei calciatori di livello, come il Portogallo ad esempio. Mancini sta facendo un lavoro ottimo, ma la qualità dei calciatori è quella”.

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Oscar Damiani, ex calciatore di Napoli, Inter e Milan. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Il calcio sta vivendo un momento di transizione, con i club che passano ai Fondi di investimento: è il trend che ci dobbiamo aspettare nei prossimi anni?
“Non so francamente come andrà a finire, certamente le proprietà straniere non hanno portato per adesso grandi benefici visti i risultati nelle Coppe delle italiane. Si sono già ridimensionate, dovranno farlo nuovamente a causa della mancanza di ritorno economico da risultati sportivi che non sono arrivati. A parte la Roma che sta facendo bene in Conference League, le altre hanno avuto difficoltà. La situazione è complicata, non so dove andremo a parare, certamente è un calcio che mi piace poco, preferivo le squadre di Moratti, Berlusconi. Forse solo il Napoli con De Laurentiis regge, le altre sono in mano ai fondi d’investimento e quando ne parli anche il tifoso si chiede chi è il proprietario. Non mi piace molto, ma sono i tempi e bisogna adeguarsi”.
Champions League, Real-City: Ancelotti fortunato o bravo?
“La sua serenità e tranquillità fino all’ultimo secondo sono servite ai suoi ragazzi. Poi, con Benzema che è un grandissimo campione, in grado di segnare un rigore difficile in modo eccellente, diventa tutto più facile. Il francese merita il Pallone d’Oro. Ancelotti tiene il nome degli italiani alto nel mondo. Sono pochi i calciatori italiani che giocano nelle nostre grandi squadre: non sono contro gli stranieri, hanno portato tante cose importanti, ma una base di giocatori giovani italiani mi auguro che possa crescere, sia per il presente, sia per le nuove leve di allenatori che verranno fuori in futuro”.
Roma davanti a 70.000 spettatori: che gara ti aspetti dalla squadra di Mourinho?
“Prima della partita vorrei dire che gli stadi sono pieni, la passione c’è, quindi questo è un dato molto importante per il calcio italiano. Vederne così tanti è un bel messaggio che il pubblico dà alle squadre, quindi ora devono fare il loro dovere sul campo. Spero che la Roma sia la squadra che ci porta in alto in Europa, ma è una partita difficile contro il Leicester. I giallorossi sono in un buon momento psico-fisico e con un bel rapporto tra squadra, allenatore e tifosi. Come abbiamo visto ieri a Madrid il pubblico ha dato un contributo speciale, speriamo che la Roma arrivi alla vittoria per dare una bella soddisfazione al tifoso giallorosso ed una rivincita al calcio italiano”.
Napoli e Lazio hanno presidenti mecenate: questi due imprenditori, riusciranno sulla lunga a resistere in un calcio dove arrivano i Fondi o saranno costretti a cedere?
“Mi auguro rimarranno, sono due Presidenti competenti ed appassionati, i quali stanno facendo un buon lavoro con le rispettive squadre. Certo se poi arriva, come con l’Atalanta, un fondo che vuole spendere e fare investimenti superiori, ovviamente bisogna cogliere l’opportunità. Napoli e Lazio sono ben gestite, se invece spendi e spandi non arrivano i risultati, poi i bilanci vanno a quel paese. Mi auguro rimangano a lungo presidenti delle loro squadre”.

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Salvatore Soviero, ex calciatore di Venezia e Salernitana. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Salernitana-Venezia, cosa ti aspetti?
“Qualsiasi risultato possa venir fuori, a me dispiacerebbe lo stesso. Obiettivamente un pezzo della mia vita è tra Salerno e Venezia, andrò a vederla questa partita. Come numeri Venezia ha meno tifosi, ma sono sempre stati vicini e calorosi con la squadra, soprattutto con uno come me che è sanguigno.Salerno vive tutta la settimana per la partita. Quando andavi male ti criticavano, ma alla fine sono quelle cose che ti fanno crescere: è la tomba dei portieri Salerno, c’è sempre una pressione continua, lo dimostrano alcuni portieri che poi hanno fatto bene in Serie A. In cuor mio spero si salvino tutte e due, anche se l’altra è il Genoa (con la quale ha giocato, ndr.). La Salernitana si è dovuta adattare, ora è in piena forma e la squadra ed i tifosi ci credono, compreso l’allenatore con il quale ho giocato. Si tratta di uno spareggio, bisogna essere concentrati. Mi farà piacere per chi si salverà, mi dispiacerà per chi retrocede”.
Essere sanguigni si è perso nei calciatori di oggi
“Purtroppo è così, sui social vedi che bisogna essere fisicamente perfetti, con le fidanzate che portate come trofei, le mogli in intimo. Si è persa la cognizione, poi allo stadio ti insultano anche se ora non si può più dire niente anche lì. Sono diventati tutti permalosi, io sono stato in tutti i campi d’Italia e non ne ricordo uno dove non mi hanno insultato purtroppo. Una volta quando insultavano Napoli non c’era tutta questa tragedia come oggi, negli ultimi periodi ci dicevano terroni ma rimaneva nello stadio.
Nei panni di Nicola, come prepari una partita così importante?
“Non si prepara. Non c’è bisogno di dire niente, non serve. Bisogna vedere l’adrenalina che ci sarà, poi l’allenatore è un ragazzo serio anche se molto spiritoso. Troverà una frase ad effetto, delle parole che ti danno la carica per far sì che uno possa dare qualcosa di più. In passato per caricarsi i miei compagni guardavano Il Gladiatore. A me non le facevano vedere, altrimenti era peggio (ride, ndr.)”.
Perché se non vanno preparate, il Napoli è venuto meno in partite abbordabili?
“La società è importante, come la gente. A Genoa, nel derby arrivavano i tifosi al campo, ma quando pensi di essere superiore e arriva una persona di peso che ti dà la carica, poi ritrovi la concentrazione. Serviva che De Laurentiis fosse più vicino alla squadra. I giocatori avevano bisogno di una parola di confronto e di conforto, di carica. Sono persone come gli altri, hanno bisogno di queste cose”.

 

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