ASSALTO AL PULLMAN DEL PISTOIA BASKET – Tre arresti, legami con l’estrema destra

Una notte di violenza che scuote il mondo dello sport italiano: il pullman del Pistoia Basket, con a bordo vari tifosi toscani, è stato oggetto di un assalto che si è trasformato in tragedia. Un autista è morto: tre persone sono state fermate, tutte con presunti legami con l’estrema destra.
È una vicenda che unisce sport, cronaca nera e tensioni sociali — un caso di cui nessuno potrà ignorare i risvolti.

La dinamica dell’assalto

Il pullman stava percorrendo la superstrada nei pressi del bivio di Contigliano (Rieti), diretto verso Terni, quando l’agguato si è consumato.
Secondo le prime ricostruzioni — confermate dalla Questura di Rieti — gli aggressori, presumibili ultras della “Curva Terminillo” della Sebastiani Rieti, avrebbero anticipato il mezzo lungo la strada, nascondendosi in punti strategici dopo uno svincolo.
Il veicolo, già viaggiando senza scorta, è stato colpito da pietre lanciate da più punti. Una ha sfondato il parabrezza, colpendo mortalmente l’autista 65enne, residente a Firenze ma originario di Roma.

All’interno del pullman c’erano circa 45 tifosi del Pistoia: l’impatto è stato fulmineo, violento, imprevedibile. Le urla, il panico, il silenzio che segue un gesto tanto brutale — scene che resteranno impresse nella memoria dei presenti.

Chi è la vittima — e le parole che restano

L’autista deceduto — Raffaele Marianella — aveva 65 anni. Faceva parte del personale della “Jimmy Travel” con sede a Osmannoro.
Ieri sera, un colpo impressionante: una pietra lo ha centrato al volto senza lasciare scampo. I soccorsi sono intervenuti immediatamente ma ogni tentativo si è rivelato vano.

Sua figlia, con un post su Instagram, ha scritto con dolore: “Ti terrò sempre nel cuore”. Parole che pesano come pietre, in un dramma che non ammette retorica.

Le indagini e le motivazioni sospette

Sin dalle ore successive all’assalto, la polizia aveva stretto il cerchio su una decina di tifosi della Sebastiani Rieti, noti per precedenti segnali di tensione durante partite al PalaSojourner.
Ora, tre persone – con probabili legami alla galassia dell’estrema destra – sono state fermate. Le indagini ruotano attorno a chat WhatsApp che parlerebbero di una “missione punitiva”, termine sinistramente esplicito, progettata da almeno tre tifosi.

L’ipotesi al vaglio del pubblico ministero Lorenzo Francia, insieme agli investigatori della Squadra Mobile e della Digos di Rieti, è quella di omicidio volontario, al momento contro ignoti.
Testimoni — numerosi — stanno fornendo versioni, mentre il lavoro sul materiale digitale (chat e conversazioni) potrebbe rivelarsi decisivo.

Reazioni politiche, istituzionali e sportive

La premier Giorgia Meloni, in un messaggio sui social, ha condannato l’episodio come “violenza inaccettabile e folle”, esprimendo cordoglio per la famiglia della vittima e confidando che i responsabili vengano presto assicurati alla giustizia.

Il Pistoia Basket, in una nota ufficiale, ha disposto silenzio stampa a tempo indeterminato: non saranno rilasciate dichiarazioni da nessun tesserato fino a chiarimenti completi sulle responsabilità.
Anche la Federbasket (FIP), con un provvedimento urgente, ha disposto che le partite casalinghe della Sebastiani Rieti vengano disputate a porte chiuse fino al termine delle indagini, in via cautelare per la gestione della tensione.
Il presidente del basket italiano, Gianni Petrucci, non ha usato mezzi termini: “Non stiamo parlando di tifosi ma di delinquenti, assassini”.

Domande che restano aperte

È stato un atto premeditato o frutto di una escalation d’odio? Le chat analizzate sembrano suggerire una preparazione.

Chi ha fornito le pietre? In che modo i fermati si inseriscono in contesti estremisti già noti alle forze dell’ordine?

Perché il pullman viaggiava privo di scorta? Era in programma un dispositivo di sicurezza?

Quale sarà l’effetto sull’ordine pubblico e sul rapporto tra tifoserie nel mondo del basket?

Che responsabilità avranno club, autorità sportive e istituzioni nei prossimi passi?

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