La Serie A è scivolata in fondo alle classifiche europee per gol realizzati. Non è un dettaglio statistico: è un segnale. Forte. Preoccupante. Perché il gol non è solo il fine del gioco, è la sua lingua madre. Quando manca, o diventa evento raro, il problema non è il pallone che non entra, ma il calcio che non vive.
Lo spettacolo latita. I bomber veri si contano sulle dita di una mano stanca. Le partite scorrono lente, spesso prevedibili, quasi anestetizzate. C’è un’idea di gioco che si è diffusa come una moda mal compresa: il “guardiolismo” imitato senza averne i principi, copiato da giocatori modesti, eseguito con tempi sbagliati e piedi poco educati. Il risultato è un possesso sterile, orizzontale, che addormenta il ritmo invece di accenderlo.
A peggiorare il quadro è arrivata la VAR. Doveva portare giustizia, ha portato attesa. Doveva correggere, ha finito per complicare. Ha tolto al calcio la spontaneità del gol, trasformando l’urlo in sospensione, l’istinto in cautela. In Italia, più che altrove, l’uso ossessivo dello strumento e la tendenza arbitrale a spezzettare il gioco hanno prodotto un effetto collaterale devastante: meno fluidità, meno intensità, meno occasioni.
Il gioco si interrompe troppo. Falli minimi, richiami continui, dialoghi infiniti. Il calcio vive di ritmo, non di pause. E senza ritmo, il gol diventa un’eccezione invece che una conseguenza.
Ma la crisi non è solo tattica o regolamentare. È strutturale. L’Italia ha smesso di credere nei propri giovani. I vivai sono stati messi in secondo piano, sacrificati sull’altare dell’usato sicuro, spesso straniero e spesso mediocre. Il risultato è un campionato povero di identità e una Nazionale che fatica a riconoscersi.
Forse è il momento di imporre una scelta netta: almeno tre italiani in rosa per ogni squadra di Serie A, di cui uno Under 21. Non per protezionismo, ma per necessità. Per dare spazio, esperienza, responsabilità. Per costruire giocatori veri, non figuranti di passaggio.
Rilanciare la Serie A significa restituirle anima, coraggio e senso. Significa tornare a rischiare, a verticalizzare, a giocare per segnare. Perché senza gol il calcio si svuota. E senza identità, il campionato si spegne.