C’è qualcosa di profondamente illogico, quasi masochistico, nel modo in cui il calcio moderno a volte decide di smantellare le proprie certezze per inseguire l’illusione della “funzionalità”. Il caso che lega il Napoli, Giovanni Simeone e la scelta di puntare su profili come Lorenzo Lucca ne è l’emblema perfetto: un cortocircuito tecnico e sentimentale che oggi, numeri alla mano, presenta un conto salatissimo.
Definire “assurda” la cessione del Cholito non è un esercizio di nostalgia, ma un’analisi lucida della realtà. Simeone non era solo un calciatore; era l’incarnazione del dodicesimo uomo, un professionista capace di legarsi “anima e core” a una piazza difficile e passionale come quella partenopea, accettando silenzi e panchine senza mai far mancare il ruggito al momento del bisogno. Sostituirlo con Lucca, convinti che la fisicità potesse compensare l’istinto killer e l’appartenenza, si è rivelato un azzardo figlio di una miopia gestionale preoccupante.
I numeri gridano vendetta. Con 11 reti complessive stagionali e una striscia di 5 gol consecutivi in casa (un record che al Torino mancava dal 2000), Simeone ha dimostrato di essere, paradossalmente, il migliore tra gli attaccanti “che non c’entrano più nulla col Napoli”. La Gazzetta ne certifica la rinascita: è tornato quel cecchino implacabile ammirato a Verona, capace di andare in doppia cifra nonostante gli infortuni e di trascinare i granata con una fame che, all’ombra del Vesuvio, avrebbe fatto comodissimo.
Mentre il Napoli si interroga su una stagione che molti definiscono negativa (seppur non fallimentare, come sottolineato da Di Fusco e Troise a Terzo Tempo), resta il retrogusto amaro di una scelta di mercato che ha privilegiato la teoria dei centimetri alla pratica del gol. Simeone ha ritrovato la sua dimensione ideale, ma il vuoto che ha lasciato non è solo tattico: è quel vuoto di carisma e dedizione che nessun algoritmo di mercato potrà mai colmare.
“Simeone dimostra di essere il migliore tra gli attaccanti che non c’entrano niente col Napoli, ma che al Napoli avrebbero evitato più di un mal di testa.”