di Vincenzo Letizia
C’è un’arte sottile nel farsi sfuggire le occasioni, un’ostinazione quasi geometrica che rasenta il capolavoro al contrario. Aurelio De Laurentiis ha inaugurato la stagione delle trattative alla sua solita maniera: proclamando la rivoluzione e praticando l’immobilismo, lasciando il suo nuovo allenatore, Massimiliano Allegri, a bagnomaria tra le promesse e la realtà.
I fatti, nudi e crudi, raccontano di un Inter che scippa Khalaili dal tavolo delle trattative azzurre e di un Milan che si inserisce con tempismo felino su Gila. Ed è qui che il mercato del Napoli si fa paradosso: Gila era la priorità assoluta indicata proprio da Allegri per blindare la difesa, un regalo di benvenuto svanito nel nulla per l’ennesimo ritardo societario.
Il fantasma di Conte e la prigione del bilancio
Forse, a ben vedere, la nebbia si dirada anche sui misteri del recente passato. Quell’addio repentino di Antonio Conte, una fuga a gambe levate nonostante un contratto ancora in essere e teoricamente blindato, assume oggi i contorni della premonizione. Conte ha annusato l’aria, ha compreso la rigidità teutonica delle casse presidenziali e ha preferito togliere il disturbo, lasciando la patata bollente a un Allegri che ora si ritrova a gestire le stesse identiche paludi burocratiche.
La “tirchiaggine” presidenziale – per chiamarla con il linguaggio della piazza – o la “sostenibilità virtuosa” – per dirla con gli algoritmi della Filmauro – si traduce nella solita, sterile infruttuosità. Giovanni Manna, catapultato nella tana del lupo con i gradi di direttore sportivo, sembra scontare l’inesperienza dei debuttanti, vittima di sonni profondi mentre la concorrenza viaggia alla velocità della luce.
Da che mondo è mondo, nel gran bazar del calcio i pezzi pregiati si acquistano all’alba. Chi arriva all’imbrunire trova solo i saldi o i fondi di magazzino. E Allegri non è un tecnico da saldi di fine stagione.
L’illusione del “prima vendere”
Il dogma imposto quest’anno è un macigno sulle ambizioni del nuovo mister: prima si sfoltisce, poi si investe. Un teorema affascinante sulla carta, rovinoso nella pratica. Molti dei “bidoni” extralusso che oggi popolano lo spogliatoio azzurro rischiano di rimanere sul groppone, zavorre contrattuali difficili da piazzare. Nel frattempo, i calciatori capaci di spostare gli equilibri si accasano altrove. Tergiversare non è prudenza, è immobilismo.
Il presidente, d’altronde, non cambierà mai. C’è chi invecchiando migliora e chi, invece, estremizza i propri difetti, arroccandosi in una torre d’avorio dove il risparmio è l’unico scudetto che conta davvero. Il mercato del Napoli è iniziato nel peggiore dei modi, e Max Allegri ha già capito che la sua “fuga in avanti” all’ombra del Vesuvio sarà molto più in salita del previsto.