È proprio strano il destino di noi tifosi di calcio. Tecnicamente siamo i veri “grandi sostenitori” di un palcoscenico che muove milioni: finanziamo questa enorme macchina con passione, abbonamenti e sacrifici economici, eppure, alla fine della fiera, siamo gli unici a non avere alcuna voce in capitolo. Ci troviamo spesso a ingoiare bocconi amari, a guardare impotenti mentre i nostri idoli vengono ceduti e sostituiti da volti che non ci convincono. Ma continuiamo a tifare, immancabilmente, perché questo è ciò che l’amore per la maglia impone. Il minimo che possiamo fare, però, è far sentire la nostra voce, esprimendo liberamente gioie e perplessità.
Seguo il Napoli da oltre quarantacinque anni, una vita intera, e questi sentimenti così contrastanti mi accompagnano da sempre. Oggi sento il bisogno di condividere una riflessione sincera sull’attuale momento della nostra squadra.
Voglio fare una premessa: ciò che ho sempre desiderato dal Napoli è che mi facesse divertire, giocando quel calcio spettacolare che ci ha fatto sognare ai tempi di Sarri, oppure che vincesse. Naturalmente, poter avere entrambe le cose sarebbe il massimo. Quando sulla nostra panchina è arrivato Antonio Conte, sapevo perfettamente che avremmo rispettato il requisito della vittoria. Parliamo di un vincente seriale, la cui storia parla da sola, e infatti i risultati gli hanno dato prepotentemente ragione: in due anni ci ha regalato uno Scudetto e una Supercoppa. Il Napoli giocava male? Spesso sì, è vero, ma l’estasi di quel tricolore sul petto è stata il balsamo perfetto per curare le ferite di un gioco meno brillante.
Ora si volta pagina ed è arrivato Massimiliano Allegri. Non nascondo che è un allenatore che non avrei mai voluto vedere sulla nostra panchina. Non mi ha mai convinto a livello empatico, la sua filosofia calcistica è distante anni luce dalla mia idea di “bel calcio” e, non da ultimo, viene da un periodo in cui non raccoglie successi di peso dal 2019.
Tuttavia, oggi Allegri è vestito d’azzurro. E il legame viscerale che ho verso questa maglia mi impone di mettere da parte le preferenze personali, di sostenerlo e di giudicarlo esclusivamente per quello che riuscirà a costruire qui a Napoli. Lo farò senza preconcetti: sarò pronto a farmelo andare bene se riuscirà a conquistare gli stessi traguardi del suo predecessore, conscio del fatto che sperare nel bel gioco sia ormai vano. Al contrario, non esiterò a criticarlo se dovesse accontentarsi del “compitino”, ovvero del semplice piazzamento. Una cosa è certa: non gli muoverò mai critiche assurde o pretestuose (nonostante non mi garbi come uomo e come allenatore, lo ribadisco), come purtroppo molti opinionisti hanno fatto con Conte, arrivando a colpevolizzarlo persino per i capricci del meteo.
La maglia viene prima di tutto. Speriamo solo che ci attendano tre anni (però sono tanti Aurè) ricchi di trionfi e di grandi emozioni. Forza Napoli, sempre.
Migliara Salvatore