di Vincenzo Letizia
C’è un romanticismo antico, quasi anacronistico, che si muove sotto le scocche dorate del calciomercato moderno. Un romanticismo che parla argentino, mastica fango e sogni della Bombonera e punta dritto verso il Vesuvio, ignorando i fischio dorati dei rubli russi.
La storia che vi raccontiamo ha il sapore delle scelte di pancia, quelle che fanno saltare i banchi e i calcolatori dei procuratori. Exequiel Zeballos, l’ultimo funambolo partorito dal vivaio del Boca Juniors, ha detto “no”. Un “no” secco, quasi sfacciato, pronunciato a fine maggio davanti a un piatto d’oro colmo di venti milioni di euro netti per cinque anni, messi sul tavolo dal CSKA Mosca. Quattro milioni a stagione per trasferirsi all’ombra del Cremlino. Roba da far vacillare chiunque, specie alle latitudini di Buenos Aires.
Ma il ragazzo ha il cuore altrove e, soprattutto, una parola data. C’è una promessa che stringe Zeballos al Napoli da mesi, un filo invisibile tessuto sottotraccia dall’accoppiata De Laurentiis-Manna, nato da un corteggiamento d’altri tempi. Il richiamo della foresta azzurra, per chi è cresciuto nel culto pagano e assoluto di Diego Armando Maradona, non ha un prezzo convertibile in valuta. Zeballos vuole quel regno, vuole calpestare l’erba di Fuorigrotta, vuole la maglia che fu del Mito.
Resta, evidente, il convitato di pietra: la burocrazia decisionale della Filmauro. Riusciranno il presidente Aurelio De Laurentiis e il direttore sportivo Giovanni Manna a far saltare anche questo tavolo, dondolando sui fili dei diritti d’immagine o sui dettagli dei bonus? Stavolta l’impresa dell’autolesionismo sembra difficile, persino per i loro standard. Quando un talento rifiuta la Russia per aspettarti, il treno non va solo preso: va blindato.
Se il calcio è ancora quella cosa che fa battere i cuori prima delle calcolatrici, la scelta di Zeballos merita un applaiso preventivo. In un’epoca di mercenari della prima ora, preferire la nostalgia e il mito di Maradona ai milioni russi è un atto di fede che Napoli saprà ricompensare. Ora, però, la palla passa sulla scrivania di Castel Volturno. Compito di De Laurentiis è dimostrare che il Napoli sa ancora essere la culla dei sogni, e non solo una rigida azienda di numeri e clausole.