Il “nodo liste” come paravento: l’ennesima estate di stasi in casa Napoli
Ogni sessione estiva di calciomercato porta con sé la propria narrazione di comodo. In casa Napoli, il tormentone del momento ha un nome ben preciso: il vincolo delle liste per la Serie A e la Champions League.
Tra burocrazia, parametri federali e paletti normativi, il messaggio fatto passare dagli ambienti azzurri è sempre lo stesso: la rosa è satura, il mercato in entrata è bloccato e non si possono tesserare nuovi profili. Un’equazione apparentemente inattaccabile, ma che nel concreto rischia di trasformarsi nel perfetto alibi per giustificare l’ennesimo immobilismo della presidenza di Aurelio De Laurentiis.
Come funziona davvero la regola delle liste
Per capire fino a che punto questa storia sia diventata una scusa di comodo, occorre riassumere cosa dicono chiaramente le norme federali e UEFA:
Il limite Over 22: Ogni club deve consegnare una lista ufficiale con un numero chiuso di calciatori nati prima di una determinata soglia d’età. Avendo già saturated le caselle a disposizione, il Napoli non ha la possibilità materiale di tesserare altri Over 22 senza prima aver ceduto qualcuno.
Le uniche due deroghe al blocco: Senza effettuare cessioni, la società avrebbe un margine di manovra ridotto a sole due opzioni:
– Tesserare calciatori Under 23, i quali non occupano posti nella lista principale.
– Tesserare Over 22 cresciuti nel vivaio della SSC Napoli, utili a coprire le caselle obbligatorie riservate ai prodotti del proprio settore giovanile.
Mancanza di programmazione, non un imprevisto della sorte
Addebitare il blocco degli acquisti alle rigide regole sul tesseramento significa guardare il dito e nascondere la luna. Le liste non si riempiono da sole per un evento imprevedibile: sono il risultato matematico e diretto delle scelte strategiche compiute nelle sessioni precedenti.
Se il Napoli oggi si ritrova con una rosa elefantiaca e ingolfata da calciatori fuori dal progetto o difficili da collocare — dai vari rientri dai prestiti come Obaretin, Folorunsho e Lindstrom, fino ai casi irrisolti in attacco tra uscite probabili e sogni nel cassetto —, la responsabilità è interamente della gestione societaria. Sostenere che “non si compra perché la rosa è piena” ribalta la realtà: la rosa è piena perché non si è stati in grado di programmare ed eseguire le uscite nei tempi giusti.
Il dogma del “prima cedere” paralizza le ambizioni
La filosofia di ADL è risaputa: non si investe se prima non si incassa e non si sposta a bilancio il peso di un ingaggio. Applicare questo principio in modo monolitico durante il calciomercato genera però un effetto boomerang:
Perdita di potere contrattuale: Mettendo ai margini i giocatori da cedere e sventolando ai quattro venti la necessità assoluta di sfoltire, il Napoli perde forza nelle trattative. Gli altri club attendono le battute finali per tirare sul prezzo.
Obiettivi sfumati: A forza di aspettare incastri perfetti per liberare uno slot Over 22, i profili di prima fascia finiscono per accasarsi altrove.
I ripieghi di comodo: Virare su profili giovani da lanciare (come il recente interessamento per Costantino Favasuli del Catanzaro, proprio perché Under 23) non può rappresentare l’unica strategia per un club con ambizioni di vertice, ma rischia di diventare una scelta tampone per nascondere la mancanza di veri colpi.
Il tempo delle scuse è finito
Il bilancio della società è solido e le risorse per operare con decisione non mancano. Usare la burocrazia delle liste come scudo per giustificare il mercato fermo in entrata non incanta più la piazza. Una grande società non attende che il mercato si sblocchi da solo: crea le condizioni per sbloccarlo, accetta se necessario qualche perdita d’esercizio programmata e consegna al proprio allenatore una squadra completa nei tempi dovuti. Continuando a nascondersi dietro al “rebus liste”, si ammette solo che, ancora una volta, la programmazione è partita con il freno di stazionamento tirato.
di Vincenzo Letizia