È una di quelle sere che restano scolpite nella memoria per sempre, impresse nella pelle prima ancora che negli archivi del calcio. Si giocava Napoli-Juventus nell’allora Stadio San Paolo. Era l’inizio del 2015, il Napoli di Rafa Benítez aveva ancora negli occhi e nel cuore la gioia travolgente della Supercoppa conquistata a Doha proprio contro i bianconeri e, dopo la vittoria nel giorno dell’Epifania a Cesena, si preparava a ritrovare tra le mura amiche la squadra di Allegri. Eppure, quella serata non poteva essere una sfida come le altre, perché contro la Juve non lo è mai, ma soprattutto perché Napoli si era risvegliata spezzata, improvvisamente spogliata della voce che più di ogni altra ne aveva raccontato l’anima e le contraddizioni.
Il 4 gennaio 2015 ci lasciava Pino Daniele. Quel cuore grande e fragile, che aveva regalato al mondo una poesia senza tempo, aveva deciso di fermarsi troppo presto. La città intera fu travolta da un’ondata di amore viscerale, un dolore condiviso che cercava respiro ovunque. E la Calcio Napoli skelse di rendere omaggio al suo poeta nel modo più profondo e naturale possibile: diffuse le note e la voce inconfondibile di “Napul’è” proprio mentre le squadre facevano il loro ingresso sul terreno di gioco.
In quel momento si scatenò un vortice inarrestabile di emozioni. “Napul’è” non è soltanto una canzone, è un affresco struggente, dolcissimo e reale della nostra terra. In quei minuti che precedevano il fischio d’inizio, la musica del Poeta ha guidato una preghiera collettiva a dir poco da brividi. Non si udivano i soliti cori da stadio, non c’erano fischi né improperi verso gli avversari storici. Esisteva soltanto la voce di Pino che si fondeva, in un unico abbraccio universale, con quella di tutto il suo popolo. Gli occhi lucidi della gente sugli spalti raccontavano un amore che andava ben oltre il rettangolo di gioco.
Senza nulla togliere ai brani moderni che oggi accompagnano l’attesa, come le suggestioni di “primo agosto pioveva…”, esiste una verità che risuona dentro ognuno di noi: non c’è e non ci sarà mai un’altra melodia capace di rappresentare con tale autenticità il Napoli, la sua squadra e la sua gente. Fino a oggi, capitava di guardare con un velo di dolce invidia ciò che accade allo Stadio Olimpico prima di ogni partita della Roma, quando l’intero impianto si scioglie sulle note di “Roma Roma” di Antonello Venditti, regalandosi un momento di pura identità e appartenenza.
Domani la nostra amata Società Calcio Napoli compie cent’anni di storia, un secolo di passione, lacrime, trionfi e orgoglio viscerale. Per onorare un traguardo così immenso, abbiamo il dovere morale di regalare a questi magici colori la colonna sonora che meglio di qualunque altra ne incarna l’essenza e la dignità. Facciamo sì che “Napul’è” risuoni sempre, subito dopo l’inno della Lega, prima di ogni singola gara casalinga. Restituiamo al nostro stadio quella voce, per far battere ancora e per sempre il cuore di Pino insieme a quello della sua città.