di Vincenzo Letizia
Il braccino del Centenario e la favola dell’indice
Il vizio di pesare le parole sulla bilancia della memoria – e di non fare sconti alla prosa di certi presidenti – resta l’unico modo per raccontare il pallone senza farsi prendere per il naso.
L’ultimo capitolo della telenovela azzurra meriterebbe un capitolo a parte: “I conti in tasca agli altri”. Prima era il convitato di pietra del Fair Play Finanziario, spauracchio europeo agitato a ritmo alterno come una minaccia o un talismano; oggi tocca all’Indice di liquidità, l’ennesima spia contabile che s’accende sul cruscotto per giustificare il semaforo rosso al mercato. Risultato? Sembra quasi di dover organizzare una colletta di quartiere per un patron che ha fatto del bilancio immacolato la propria bandiera, ma della generosità tecnica un’opzione quasi sempre facoltativa.
A sentire il coro dei solisti, l’armonia cambia a seconda dell’esecutore. Per Massimiliano Allegri – aziendalista di ferro e navigato gestore del “corto muso” – andrebbe sempre tutto bene, compresa una coperta palesemente corta. Antonio Conte, al contrario, certi spartiti li conosce a memoria: a costo di sembrare ingrato, da certi ristoranti da cento euro se n’è già andato prima che arrivasse il conto. Non per snobismo, ma per pura e semplice ambizione.
Intanto il calendario non aspetta le fumate bianche degli uffici legali. Mancano tre settimane all’alba del campionato e il cantiere resta aperto nei punti più esposti alle correnti d’aria: manca un’alternativa credibile a Di Lorenzo, costretto all’ennesimo torneo da maratoneta senza soste, e manca, dopo gli infortuni di Beukema e Buongiorno, quel pilastro centrale che dovrebbe dare serenità all’intero reparto.
Si dirà: è la solita strategia della tensione, il gioco delle parti che precede il gong estivo. Può darsi. Resta però il contrasto stridente tra la cornice e il quadro: da una parte la prospettiva affascinante della Champions League e la soglia storica del Centenario, dall’altra un’austerity di ritorno che rischia di trasformare una festa di compleanno in una cena al risparmio. Il calcio, per fortuna o per sfortuna, non si gioca con la calcolatrice in pugno: alla fine contano i gol, non gli utili di esercizio.
Nel pallone, come nella vita, la tirchieria di pensiero è la peggiore delle debolezze: ti fa risparmiare il presente, ma ti presenta un conto salatissimo nel futuro.