Un Napoli che non impara mai dai propri errori, che giochicchia e palleggia sterile senza mai mostrare la dovuta ferocia agonistica. È la fotografia di una partita che lascia l’amaro in bocca e conferma i limiti strutturali e caratteriali della squadra. Nel primo tempo, prima di sbloccare il risultato, il Napoli ha sofferto enormemente in fase difensiva, salvato solo dalla buona sorte in occasione delle due traverse colpite da una Fiorentina pimpante.
I partenopei sono pur riusciti a passare in vantaggio grazie a uno schema su calcio d’angolo rifinito da Billy Gilmour — senza dubbio il migliore in campo per rendimento e continuità. Tuttavia, da quel momento in poi si è rivisto il solito vecchio vizio: la squadra si è abbassata troppo, arretrando il raggio d’azione per tentare di difendere il risultato con un catenaccio d’altri tempi, inseguendo quella vittoria “di corto muso” tanto cara al proprio allenatore.
Il segnale più preoccupante, però, arriva dall’atteggiamento generale: un Napoli che sembra accontentarsi dei piccoli passi. A fine match si sono visti persino alcuni calciatori esultare per un punticino strappato contro una formazione che finora aveva incassato sconfitte da chiunque. A confermare questo ridimensionamento di ambizioni ci ha pensato lo stesso Gilmour nell’intervista post-partita ai microfoni di DAZN, dichiarandosi soddisfatto del pareggio.
Unica nota stonata in senso positivo, la reazione del tecnico, visibilmente infuriato per l’atteggiamento rinunciatario e per la mancanza di quel “veleno” indispensabile per portare a casa i tre punti. Tuttavia, l’arrabbiatura non basta a cancellare interrogativi profondi: chi è che allena questi calciatori spingendoli all’appagamento? Chi imprime una mentalità volta a fare le barricate subito dopo il vantaggio, rinnegando l’identità di una squadra che negli anni passati aveva fatto del bel gioco il proprio credo?
Le perplessità aumentano analizzando le scelte di gestione: sostituzioni effettuate al novantesimo minuto e una continua ritrosia nel premiare l’esuberanza delle nuove leve. Calciatori come il neo nazionale Antonio Vergara o Constantino Favasuli meriterebbero più spazio. In particolare, l’ex catanzarese per voglia ed efficacia meriterebbe andrebbe schierato da titolare, ricordando che il suo ruolo è quello di terzino non certo l’ala offensiva.
Anche Massimiliano Allegri, dunque, dovrebbe farsi un serio esame di coscienza. Perché un Napoli così brutto, privo di idee e di carattere, non si ricordava dai tempi di mister Andrea Agostinelli.