L’ombra di sé stesso: la notte stregata del Penzo e i numeri del declino
Nel sabato storto del Penzo, a fare più rumore di tutti è stato il silenzio del calciatore più atteso. Kevin De Bruyne è mancato nel momento cruciale della sfida contro il Venezia, facendosi ipnotizzare dagli undici metri da Stankovic junior e sciupando il rigore che avrebbe potuto regalare ai suoi un prezioso pareggio. Un errore pesante, che va ad aggiungersi a un avvio di stagione condito da più ombre che luci sul piano della presenza offensiva. La stella belga non riesce ancora a incidere come suo solito negli ultimi trenta metri, lasciando il Napoli privo del suo faro di maggior classe nel momento del bisogno.
Media tiri e occasioni al minimo storico: De Bruyne cerca la scossa in Europa
A certificare il momento di appannamento del fuoriclasse azzurro intervengono i numeri, ed è un quadro che merita un’attenta riflessione. Finora, la sua esperienza all’ombra del Vesuvio sta viaggiando a una media di appena 1,2 tiri e 1,7 occasioni create nell’arco dei novanta minuti. Si tratta del dato più basso mai fatto registrare dal belga nella sua carriera europea, nettamente inferiore ai valori mostrati con le maglie di Genk (3), Chelsea (3,5) e Manchester City (5,1). Statistiche alla mano, l’impatto di KDB sul volume di gioco offensivo non è mai stato così timido.
La sfida imminente contro il Bodø/Glimt al Maradona diventa quindi il banco di prova ideale per spazzare via i dubbi e cancellare il passaggio a vuoto di campionato. Il Napoli ha un disperato bisogno delle sue giocate per conquistare i primi punti continentali e inaugurare la propria marcia in Champions League. Per riuscirci, il campione belga dovrà prima di tutto ritrovare la cattiveria sotto porta e il coraggio di tentare la conclusione con maggiore frequenza, trasformando le cifre aride in giocate decisive per la causa azzurra.