
“Andammo in ospedale e Saul, piangendo, mi disse che non sentiva più né gambe né braccia – racconta oggi il padre José Antonio, meglio conosciuto come Boria (ex attaccante), in un’anticipazione dell’intervista rilasciata a So Foot -. Non lo avevo mai visto così in quello stato. Mi disse che era pronto a farsi rimuovere il rene pur di non smettere di giocare a calcio”. Il dottore, infatti, gli propose l’asportazione: una soluzione che lo avrebbe tenuto fuori per circa un mese ma, poi, non gli avrebbe più creato ostacoli. Il classe ’94 era pronto ad accettare la proposta – spiega il papà -, ma ci pensò il secondo di Simeone, il Mono Burgos, a convincerlo a cambiare idea. «Non farlo, dopo il calcio hai tutta una vita davanti a te» gli disse e mio figlio lo ascoltò. Inoltre, in quel rene, aveva già un problema congenito”. Le cure, per fortuna, hanno avuto gli effetti desiderati e da un po’ di tempo il calciatore sta nettamente meglio, tanto da essersi tatuato sulla pelle alcune parole che gli ricordano ciò che ha passato e gli danno sostegno in vista del futuro. “La forza non viene dalla capacità del corpo, ma dalla volontà dell’anima” è una delle frasi impresse sul polso, quello che bacia ogni volta che va a segno. E uno dei suoi gol più importanti, in particolare in chiave personale e spirituale, Saul lo segnò proprio l’anno scorso alla BayArena, lo stesso campo in cui il dolore era apparso per la prima volta e, con quella rete, si è forse definitivamente allontanato.
Fonte: Sky