Fiorentina-Napoli ai raggi X: Benitez sceglie Marek e Insigne, decisivi per affondare i viola

DMF_7373 Napoli-Fiorentina 3/5/2014 Foto De MartinoBenitez porta a casa il meno prestigioso dei titoli, la Coppa Italia, ma si tratta comunque di un risultato che permette di dare una valenza diversa al suo lavoro. Molte le scommesse vinte al suo prima anno in azzurro. Nella formazione che batte la Fiorentina ci sono sette nuovi arrivi, segno che la rivoluzione fatta nelle ultime due sessioni di mercato è stata oculata e mirata alle esigenze del tecnico. Si dovrà continuare per colmare quei limiti ancora evidenti in tutti e tre i reparti. Tra i meriti del tecnico spagnolo c’è di non aver mai rinunciato al recupero psico-fisico di due esponenti simbolo della vecchia guardia. L’esplosione di Mertens, da una parte, e l’evidente incompatibilità tecnica con Higuain, dall’altra, non hanno mai indotto Benitez a rinunciare a Insigne ed Hamsik. La loro presenza nella line up di partenza è stata decisiva per lo strappo iniziale, per realizzare quei due gol di vantaggio conservati con grande sofferenza nella ripresa. Il primo squillo già al 6’. Borça Valero commette un errore insolito: segue l’invito suggerito dalla linea di pressing di Inler di condurre palla in fascia dove si va a chiudere in un angolo angusto trovando la contrapposizione di Henrique. La palla scivola sull’out opposto attraverso Hamsik. Qui si profila subito l’“1 contro 1” tra Insigne e Tomovic, leitmotiv della serata. L’azzurro, sotto lo sguardo di Prandelli, si accentra e tira, ma la conclusione è accompagnata da Neto a lato. Passano 5’ e il Napoli sfrutta ancora un break per ripartire con Hamsik. Questa volta è Jorginho ad intercettare un passaggio corto di Ilicic. Nella ripartenza c’è quell’intensità che non sempre gli azzurri riescono a mettere in campo ma che quando arriva esalta le caratteristiche dei singoli. Al momento del recupero palla Insigne è ancora al limite della propria area di rigore, ma appena lo slovacco parte palla al piede seminando prima Pizarro e poi Aquilani, lui gli si sovrappone, facendo 70 metri in 10 secondi per poter suggerire la rifinitura del compagno e calciare a rete di prima intenzione. Strepitoso il diagonale. Il contesto tattico voluto da Montella senza attaccanti e con tanto possesso palla esalta negli spazi gli avanti partenopei che possono solo recriminare di non avere a disposizione il migliore Higuain. Il Pepita, reduce da un’infortunio, è utile mettendo con la sua presenza in continua apprensione la difesa viola come al 16’ quando Henrique pressa Vargas costringendolo al retropassaggio. Il peruviano serve però proprio Higuain. Scatta il contropiede azzurro. Insigne, in forma Mondiale, parte ancora da molto lontano ma arriva al tempo giusto all’appuntamento con un pallone. Higuain, dopo aver saltato Savic, aveva messo un cross morbido e rasoterra all’indietro per Hamsik, colto però in controtempo. Alle sue spalle arriva Insigne che ancora di prima intenzione batte Neto. Il Napoli commette l’errore di pensare di aver chiuso il match che invece si riapre al 27’. Borça Valero retrocede ad alimentare il possesso palla lasciando libero il corridoio centrale dove si butta Vargas abile a sfruttare un estemporaneo suggerimento di tacco di Ilicic. Il gol cambia gli umori e l’andamento della gara rendendola viva ed elettrica fino al colpo del ko di Mertens nel burrascoso finale. In Napoli ballerà non poco in difesa sia prima sia, ancor più, dopo l’espulsione di Inler. Fernandez è l’anello debole del reparto arretrato, troppo spesso si alza applicando la tattica del fuorigioco anche su palla scoperta, lasciando praterie alle sue spalle. Non sempre gli esterni leggono per tempo le sue intenzioni. Su questi fragili sincronismi si basa la tenuta della terza linea di Benitez. Il tecnico spagnolo capisce il pericolo e toglie i giocatori più stanchi per cercare di reggere l’urto del ritorno viola. Escono Hamsik, Higuain e Insigne e si passa al 4-4-1, mentre dall’altra parte entrano gli attaccanti di ruolo, tra cui Giuseppe Rossi, atteso da tutti meno che dai tifosi partenopei. Nel luna park finale Neto si oppone a Pandev, Ilicic si divora un gol fatto sulla dormita di Ghoulam e, alla fine, Mertens trova la zampata giusta, regalando al Napoli qualche minuto di standing ovation. 

Il Mattino

 

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