Il Graffio Mondiale di Corbo – Quello che i mondiali ci dicono sul Napoli

Settimo giorno senza l’Italia in tv. A nessuno manca. Più che la Nazionale, si ricordano i tweet del promesso sposo Balotelli alla bella mulatta dai capelli biondi Fanny e i dubbi angosciati di Prandelli. Ha avuto un solo grande merito, il Ct. Dava a milioni di tifosi l’illusione, spesso la certezza, di saperne più di lui. Benitez lo definisce «il mondiale dei mondiali». Si dice colpito da Germania e Francia, da Hazard e Mertens, quindi anche dal Belgio. Ma tace su quanto in Brasile si scopre del Napoli: l’attualità del gioco offensivo e le prospettive, se saprà coglierle. Il declino del Barcellona, quindi della Spagna, con veloce ricamo, possesso palla e gioco corto, restituisce al calcio un tratto antico. Il ritorno del dribbling. Chi ce l’ha vince. Scaltrezza, inventiva e tiro: non sono queste le scintille di modernità che distinguono Higuain, Mertens, Callejon, Insigne? La Nazionale non aveva queste risorse. E se le aveva le ha sprecate. Il Napoli in Italia è la squadra con più scatti e dribbling, in grado quindi di superare gli avversari nell’uno contro-uno. Il sistema più rapido per passare in superiorità numerica. Coraggio quindi a rettificare centrocampo e difesa: la campagna acquisti è aperta. Benitez, astuto, tace sulla Colombia. Che dà invece tre spunti. Elastica saldezza difensiva, recupero di Zuniga, ma sul versante destro, il successo di Armero. Divertente un passaggio di Nicola Cecere. Per giutificare l’8 in pagella, l’inviato della Gazzetta sospetta di avere visto in campo il gemello. A Napoli era una voragine, in Brasile è un esemplare difensore mancino. L’uomo è lo stesso, il calciatore no. Sono cambiati gli stili di vita? A Benitez chiediamo sottovoce: visti i troppi cali di tensione, non pensa di far schioccare ogni tanto la frusta?

La Repubblica

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