Tacco di Schürrle e poi Özil, ma che ovazioni per l’Algeria

La Germania è sempre entrata nelle prime otto del Mondiale, nel Dopoguerra: ha storicamente abolito i colpi di scena precoci. Di solito non si perde per scorciatoie assurde, se deve succederle qualcosa – delusioni, botte, supplementari, gol fantasma – capita sempre quando il torneo punta alla fine. Ieri sembrava però che la storia potesse cambiare, perché i tedeschi, mai così in difficoltà, sono passati soltanto ai supplementari contro l’Algeria, che resta sempre un ricordo traumatico per loro. Nell’82 le volpi del deserto si mangiarono i tedeschi: una sconfitta che venne poi anestetizzata dal patto di non aggressione con l’Austria, nell’ultima gara del girone: un biscotto che eliminò gli africani, ancora oggi furiosi, o finti tali, per caricarsi. Il passato di solito non gioca, però stavolta sembra atterrato a Porto Alegre. Per rendere l’idea: il migliore fino all’inizio dei supplementari è Neuer, il portiere, ma non per le parate, bensì per le uscite di piede e di testa. Un libero che salva la sua retroguardia infilzata dai lanci. Oppure: quando Özil infila il 2-0, sembra tutto chiuso, invece l’Algeria si merita l’ultima giocata, andando sul 2-1 con Djabou e provando poi il colpo sensazionale.
Difetti La Germania così riesce a tagliare la strada ai sentimenti più estremi. Il volo Lh 507 da San Paolo era già stato prenotato per oggi: pianificazione anziché superstizione. Ma non servirà. La banda di Löw punta sul Maracanà, per il quarto di finale contro la Francia. Ha mostrato ieri tutte le debolezze nella fase difensiva: se non riesce a tenere gli avversari lontano dall’area, con il giropalla esagerato e la protezione a centrocampo, i difensori patiscono i duelli in velocità, non riescono a sanare lo sbaglio commesso davanti a loro. E i francesi hanno una eccellente rapidità offensiva. La Germania per tutto il primo tempo è una sequenza di errori e di ansie, il palleggio stile Bayern non inizia nemmeno perché la precisione non esiste e la lentezza della circolazione permette agli algerini di piazzare la foresta verde che diventa troppo fitta da oltrepassare. Soltanto quando entra Schürrle dopo l’intervallo, i bianchi trovano almeno uno sbocco e cominciano a edificare occasioni. L’esterno del Chelsea tritura la fascia, crea opportunità, fa ridestare Müller, impone a M’Bolhi tuffi strepitosi. Ma quando riparte l’Algeria fa urlare lo stadio.
Foresta verde Forse sono i cambi di Halilhodzic (cinque titolari fuori rispetto alle due partite precedenti) o forse la supponenza di sentirsi già ai quarti, ma la Germania va in ansia subito, non capisce chi ha di fronte, attacca in maniera lenta e resta scoperta. Il clima invernale ha fatto una vittima, Hummels resta in albergo con la febbre e Löw ripropone Mustafi a destra con Boateng centrale. Soluzione bocciata: il doriano patisce e poi esce k.o. Lahm torna terzino. Un tuffo di testa di Slimani sarebbe stato il capolavoro di giornata se l’attaccante non fosse in fuorigioco. Per scuotersi, i tedeschi provano con i tiri da fuori, ma è nella ripresa che tornano a galla: diventa una lotta senza quartiere, emozionante, vinta dai bianchi che rompono il muro con il colpo di tacco di Schürrle (il secondo dopo l’amichevole pre-Mondiale contro l’Armenia) all’inizio dei supplementari. La gente di Porto Alegre è gentile, scrive ovunque buon Ramadan e incita alla fine i verdi. Applaude, ringrazia per lo spettacolo. Un porto Alegre comunque, anche se l’Algeria deve lasciarlo senza festa.

La Gazzetta dello Sport

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