Cavan fischiatissimo, applausi e ovazioni per Lavezzi. Il cuore del San Paolo batte solo per il Pocho

IN MATTINATA. Davanti all’albergo sul lungomare stesse scene di delirio per Lavezzi, qualche fischio per Cavani, accusato di essere legato al dio denaro ma non certo di aver privato del suo apporto alla scalata del Napoli verso la Champions e la prima Coppa Italia. Intanto da Castelvolturno, l’amico Christian Maggio, uno dei pochi ad aver giocato con entrambi, esternava su Twitter porgendo il bentornato ai due ex compagni di squadra: «Bentornati a Napoli. E’ stato un piacere giocare con voi».

NEL PREPARTITA. Dalla scaletta sbuca per primo Cavani. Fischiano dalle curve mentre applaudono da distinti e tribuna. Sono in cinquantamila circa. Ma Cavani è imperturbabile. Alza ripetutamente le mani ed applaude tutti. Forse anche un pò commosso. Poi sbuca lui, il Pocho, con la sua andatura caracollante, con la maglietta numero 22 (lo stesso che aveva a Napoli) e lo stadio si spella le mani ad applaudirlo, osannarlo, fargli capire che è rimasto nel cuore di tutti. Una serata struggente per entrambi, tanto che Cavani ha voluto i due figlioli, di cui uno in braccio, al momento delle squadre schierate.

DURANTE LA GARA. Di emozioni ne regalano poche i due ex. Anzi, Cavani, reagendo con un gesto della mano a chi continuava a fischiarlo ad ogni tocco della sfera, si attira le antipatie di tutto lo stadio concludendo amaramente questo suo ritorno a Napoli, mentre Lavezzi, osannato sempre di più, resta in campo anche nella ripresa, uscendo al 18’, dopo l’abbraccio ad Insigne e concedendosi una passerella davanti ad un’autentica standing ovation ed un coretto isolato di «pentiti» anche pro Cavani.

Corriere dello Sport

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