ALL’ATTACCO. Il calcio dei giorni nostri si può vivisezionare, senza tema d’essere smentiti: poi, è chiaro, ci sono i risultati, ma questa è tutta un’altra storia, tant’è vero che poco importa ai calcoli e alle analisi moderne di ritrovare il Napoli nella tre quarti avversaria con 239 passaggi o di scoprire che nell’area del «nemico» gli uomini di Benitez siano stati in grado di andare a giocare ben ottanta volte, quasi il doppio di ciò ch’è stato in grado di regalarsi il Milan. La classifica parla la stessa lingua, talvolta più arida, più asciutta, magari va direttamente al cuore della questione, taglia gli orpelli e rimuove i dettagli, che comunque costituiscono essenza: però, quelli che non sanno perdersi attraverso questo studio evoluto e restano ancorati alla realtà attraverso i fotogrammi della memoria, sanno altro e sostengono tesi più pragmatiche. Fosse finita un minuto prima a Marassi, il Napoli avrebbe un solo punto e se ne starebbe pigramente ultimo in classifica; poi esistono le altre correnti di pensiero: il rigore di Higuain che avrebbe potuto modificare la sfida con il Chievo ed il palo di Gargano così simile eppure tanto diverso da quello di Nainggolan con la Roma ad Empoli. Ma qui si sfocia nella filosofia spicciola: e comunque sempre verità sarebbero…
Corriere dello Sport