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Hamsik e Higuain bomber di Coppa, in campionato invece…

ZERO. Ops: non c’è traccia di Higuain in campionato e per chi ne ha fatte tante, persino troppe, sa di astinenza insopportabile, di sofferenza palpabile. Il campionato è un tormento, è l’oppressione, un vuoto pneumatico nel quale galleggiare e resistere, aspettando giorni migliori: ma intanto se n’è andato anche san Siro, e quel fascino che la Scala del calcio emana di suo, e il dubbio amletico d’è ingigantito, perché chiedersi dove sia finito el pipita è inevitabile. Zero gol, l’avreste mai detto? Strusciandola di brutto, scarabbocchiando un calcio di rigore tra le braccia di Bardi proteso in volo, demolendo un pallone con il Torino che persino il peggior Higuain avrebbe divorato, costruendo due assist per Callejon (e che giocate) però rimanendo marginale alle proprie abitudini, a quella tendenza che ne ha fatto non solo il centravanti del Real Madrid ma pure il vero nueve dell’Argentina. Però quello è un altro Higuain, assai diverso da questo e pure dal «fratello» che un anno fa, appena caricato del peso di mister quaranta milioni di euro, segnò venticinque gol con la maglia del Napoli, se lo caricò sulle spalle e si lasciò seguire: la coppa Italia verso il cielo, il sogno di afferrare la Champions attraverso i preliminari che però diviene incubo e tutto cancella, pure le fattezze d’un attaccante che ha tutto, ma proprio tutto, per essere un leader e che invece adesso fatica a somigliare a quello ch’è rimasto nel ricordo. Zero gol in Italia, attenti, perché l’Europa lo lusinga, ne risveglia il talento: zampata con l’Athletic Bilbao, un’illusione, poi gol allo Sparta Praga ed a Bratislava, in quarantasette secondi appena, quelli che trascorrono dal momento in cui entra in campo all’istante in cui chiude la pratica come sa fare l’autentico Higuain. Stasera chi può dirlo, la verità è concessa al cuscino di Rafa che un po’ pensa di schierarlo e un altro di risparmiarselo, perché poi ci saranno il Verona, l’Atalanta e la Roma e bisogna che Sua Maestà torni a recuperare il sorriso, per allargarlo a tutta Napoli.

CONGELATO. Ma l’Europa è anche per Hamsik il balsamo per tirarsi fuori dal grigiore, dalla malinconia di quell’Italia che gli sta divorando l’anima: non segna, diamine, lui ch’era stato il capocannoniere (il capocannoniere, ricordate) del Napoli per un triennio, quello antecedente all’arrivo di Cavani. Andava sempre in doppia cifra, s’industriava, ne combinava di cotte e di crude, non conosceva ostacoli, abbatteva il Milan e la Juventus (pure in casa sua), insomma: un prodigio della natura. Poi è piombato nella oscurità e nessuno ha ben capito cosa gli sia successo, neanche lui: perché non può essere colpa del modulo, se l’allenatore ti dice «fa quel che vuoi, cercati loa posizione giusta». Lui un po’ l’ha trovata: a Bilbao, in quel «maledetto» san Mamés, scovò un tiraccio che finì nell’angolo e lì rimase; poi a Bratislava, casa sua, non solo un gol ma pure l’assist per Higuain e un ottimismo ed una fiducia che poi sono scomparsi ancora, perché al «Meazza», s’è riproposto nella sua versione meno allegra ed anche così poco autentica. Ma stavolta si rigioca in Europa League, può danzare nell’incertezza come el pipita, o la panchina o un ruolo che gli restituisca un pizzico di buon umore, però almeno l’aria è quella giusta e può darsi che aiuti a sporgersi un po’ da Marekiaro per vedere l’effetto che fa.

Corriere dello Sport

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