San Paolo, omaggio da brividi. Tutti in piedi cantano Napule è: “Era come Eduardo, Totò, Troisi”

san paolo pino daniele hamsik de laurentiis fratelloÈ stato un omaggio intenso, emozionato, sincero: ma allo stesso tempo abbastanza sobrio, per quanto possibile, in uno stadio strapieno e carico di passione: a pochissimi istanti dal fischio d’inizio della sfida contro la Juventus. «Olé, olé, olè, Pino, Pinooo», la stessa colonna sonora delle magie di Diego, un coro che da allora viene cantato con pudore e solamente nelle occasioni più importanti, al San Paolo. Proprio come questa. La voce di 50 mila si era riscaldata per tre ore e passa, in un appassionante crescendo, da quando i cancelli erano stati presi d’assalto a metà del pomeriggio: con ordinate e lunghe file per accedere soprattutto nelle curve e nei distinti, i settori più popolari. Gli altoparlanti hanno tenuto compagnia alla folla di Fuorigrotta con un medley delle più belle canzoni di Pino Daniele, in attesa del momento clou di una lunghissima serata, previsto più tardi. S’è messo in disparte perfino il calcio, con un breve intermezzo per l’ingresso delle due squadre in campo, al momento del sopralluogo sul campo. Fischi alla Juve e un oceano di applausi per il Napoli, ovviamente: a 90’ dal fischio d’inizio. Ma il clou è arrivato più tardi, quando si sono alzati i decibel e l’omaggio a Pino si è fatto ancora più toccante, con la partecipazione corale e anche fisica dei 50 mila del San Paolo. È stato Aurelio De Laurentiis a dare il via alla celebrazione, col microfono in mano al centro del campo. «Siamo qui per onorare un grande napoletano — ha detto il presidente azzurro — Pino Daniele ha contribuito a rendere più grande la nostra città, come altri napoletani del valore di Eduardo De Filippo, Totò, Massimo Troisi. Io l’ho conosciuto 35 anni fa, scrisse la musica di un mio film. Avevamo deciso di fare tante cose straordinarie insieme, allora, purtroppo non ce l’abbiamo fatta», s’è rammaricato il produttore cinematografico, chiedendo un applauso anche per il regista Francesco Rosi («Napoletano pure lui»). Poi Hamsik ha consegnato la maglia col numero 19 (la data di nascita del cantautore scomparso) al fratello di Pino, Nello Daniele: logicamente il più emozionato di tutti. «Voglio ringraziare la città per il grandissimo affetto. I tifosi sperano che adesso “Napule è” diventi il nuovo inno della squadra e naturalmente me lo auguro con tutto il cuore anche io…». La prova generale, all’ingresso in campo delle squadre, è stata spettacolare: migliaia di sciarpe azzurre e una sola voce, ad accompagnare le note della canzone simbolo di tutta la carriera di Pino Daniele. In 50 mila hanno cantato “Napule è”, con trasporto ed emozione, mentre venivano esposti gli striscioni degli ultrà. «Voce di un popolo e di una città, raccontaci Napoli nell’eternità», hanno scritto in curva A. «Non è una serata come tante, ma ci piace ricordarti in questa cornice importante. Hai sempre vissuto lontano dai riflettori, ma la tua città ti doveva tutti gli onori», il messaggio partito dalla curva B, mentre Napoli e Juve avanzavano a testa bassa verso la metà campo, per il fischio d’inizio. La prima partita, stravinta dalla folla del San Paolo ha lasciato spazio alla seconda: di calcio. Tutta n’ata storia.

La Repubblica

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