De Laurentiis: «Napoli, senza legge niente stadio»

de laurentiis malagò de magistris circolo canottieri napoliLa ristrutturazione dello stadio San Paolo non si farà fino a quando il Governo non emanerà una legge modello inglese per sconfiggere il fenomeno della violenza. E’ questa la condizione posta da Aurelio De Laurentiis nell’incontro avuto con il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e col sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Incontro che si è svolto al Circolo Canottieri Napoli, che lo scorso luglio ha festeggiato il Centenario, in occasione della consegna del collare d’oro al presidente, Edoardo Sabatino. «Senza il modello inglese non investirò sulla ristrutturazione del San Paolo. Non ha senso mettere a posto uno stadio se poi possono devastarlo come è accaduto con la Barcaccia a Roma». Poi, la stoccata alle istituzioni politiche: «Purtroppo non siamo in grado, come Paese, di gestire l’ordine pubblico, s’è visto in occasione della scorsa finale di coppa Italia e per Roma-Feyenoord, quando s’è trattato di regolare il flusso dei tifosi olandesi nella Capitale: manco fossero nigeriani e lo dico con rispetto per i nigeriani», ha osservato, scivolando su una gaffe, il presidente del Napoli che ha chiamato in causa il Ministro degli Interni. «Luigi — ha detto rivolto al sindaco — devi chiamare Alfano e devi dirgli di impegnarsi perché questa legge si faccia, altrimenti non investirò i miei soldi per il San Paolo».
RISPOSTA IMMEDIATA Dal Viminale è giunta subito la risposta del Ministro. «Abbiamo avuto esiti incoraggianti», ha detto Angelino Alfano parlando dei risultati ottenuti a sei mesi dall’entrata in vigore del decreto contro la violenza negli stadi. «Si è registrato un calo del 71 per cento del numero degli steward contusi e del 65 per cento di feriti fra gli spettatori. Si tratta di dati di assoluta eccellenza a livello europeo».
COPPA E CORI Col pareggio ottenuto mercoledì sera all’Olimpico, contro la Lazio, il Napoli ha ipotecato la finale di coppa Italia. Evento che si dovrebbe disputare a Roma, il 7 giugno, non più a Milano, dove si era ipotizzato di spostarlo per Expo e, soprattutto, dopo i drammatici fatti che caratterizzarono la finale dello scorso anno, Napoli-Fiorentina, e i pessimi rapporti esistenti tra la tifoseria napoletana e quella romanista-laziale. Sulla questione è intervenuto Giovanni Malagò. «Non giocare la finale a Roma, sarebbe una grave sconfitta, un assurdo», ha detto il presidente del Coni che si è soffermato anche sui cori razzisti cantati a squarciagola dai sostenitori della Lazio, nella gara di coppa Italia contro il Napoli. «Non è chiudendo gli stadi che si risolve il problema. C’è bisogno dell’individuazione chirurgica dei soggetti che non si confondano i 10-15-50 elementi con la massa, perché si danneggiano anche le società costrette a pagare per la responsabilità oggettiva». L’ultimo argomento trattato è stato quello legato alla vicenda Parma. «Aspetto l’assemblea di Lega di domani, la situazione è kafkiana, sulla parte sportiva non posso giudicare, ma il campionato anomalo non va bene», ha concluso Malagò.

La Gazzetta dello Sport

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