Il paisà Caligiuri sogna: ancora un gol dopo l’Inter

caligiuriLa divisa è biancoverde, li chiamano Die Wolfe, cioè i Lupi… È un po’ come se il Napoli si ritrovasse di fronte il velenoso Avellino, antico rivale nei derby degli anni di Diego Armando Maradona, che nell’ultimo confronto, i playoff per passare dalla C alla B, ebbe la meglio, bruciando sul filo di lana la prima impresa programmata da don Aurelio. Certo, qui la contesa è ben più importante, questa coppa fa gola pure al club tedesco ormai settantenne, sostenuto dal colosso Volkswagen, a digiuno di trofei internazionali anche se, a differenza degli azzurri, già praticamente sicuro di poter partecipare alla Champions del prossimo anno trovandosi al secondo posto con sette lunghezze di margine.
IL VELENOSO PAISÀ In questa terra ricca di industrie tanti italiani sono sbarcati negli anni, pieni di voglia di fare. Tra loro arrivò, da Crotone, Pietro Caligiuri, milanista sfegatato al quale il figlio Daniel, esterno offensivo di mister Hecking, ha fatto già un maxi regalo segnando una rete pesantissima all’Inter nel ritorno a San Siro del mese scorso, quella che gelò immediatamente le speranze di rimonta dei nerazzurri. Daniel è nel pieno della carriera, ha compiuto a gennaio i 27 anni e stasera dovrebbe vincere il ballottaggio nientemeno con Schürrle, considerando Vieiririnha e De Bruyne sicuri del posto.
CONTE CHIAMAMI Confidandosi con Gazzetta.it, il giovanotto non ha celato il sogno nel cassetto. «Chissà cosa darei per una chiamata in Nazionale. So che il c.t. Antonio Conte sta apprezzando gli oriundi della Serie A, magari tiene d’occhio anche noi che abbiamo il doppio passaporto e giochiamo all’estero. Io per tanti aspetti sono italianissimo… Ho avvertito i miei compagni, la vittoria sull’Inter non ci deve illudere perché questo Napoli è molto più forte dei nerazzurri. per la seconda volta consecutiva, inoltre, abbiamo il ritorno in trasferta e già immagino cosa troveremo al San Paolo — ha ammetto —. Lì i miei genitori, che vivono nel Milanese, magari saranno presenti insieme agli amici di Crotone».
HERR DIETER Ex centrocampista nelle serie minori, un passato nella Polizia (come allievo), Dieter Hecking ha costruito questo Wolfsburg stellare con pazienza e lungimiranza a partire dall’inverno 2013. Non ha successi da esibire, a 50 anni vive la parte più esaltante della carriera. Potremmo definirlo un Sarri teutonico. L’anno scorso si fermò agli ottavi e questi quarti di finale rappresentano il toplevel per una società che ha sommato appena sessanta partite in Europa. Come ha potuto verificare Mancini, in diretta, i biancoverdi sono temibili davanti e vulnerabili dietro. Ma Benitez, che proprio oggi spegne 55 candeline, se l’è studiato a lungo: don Rafé vuole andarsene lasciando un ottimo ricordo ai napoletani.

La Gazzetta dello Sport

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