Benedetto sia il contropiede, e pure tutte le sue moderne declinazioni: la ripartenza corta, quella lunga, l’improvviso ribaltamento di fronte. Chiamatelo come volete, insomma, ma è sempre la stessa (buonissima) minestra. Il concetto di base è tanto semplice quanto efficace: aspetto, contrasto, recupero e corro velocemente in verticale verso la porta avversaria. Altro che tiquitaca, possesso-palla, controllo del centrocampo e altre diavolerie tattiche. Rafa Benitez, che quando il gioco dev’essere concreto ha pochi rivali, disegna uno schieramento perfetto. In fase offensiva è un 4-2-3-1, d’accordo, ma se attaccano gli avversari il Napoli si protegge con un italianissimo e comprensibilissimo 4-5-1. Soltanto Higuain (e nemmeno lui completamente) è esentato da compiti difensivi: agli altri il compito di chiudere tutti gli spazi, di togliere aria a quelli del Wolfsburg e di sgommare in velocità quando entrano in possesso del pallone. Per attuare una simile tattica sono necessarie un’attenzione pazzesca e un’altrettante pazzesca grinta nell’operazione di pressing.
TRA LE LINEE L’uomo decisivo, quello che fa pendere la bilancia a favore del Napoli, è il trequartista, cioè Marek Hamsik. Si muove tra le linee, sfrutta i varchi che gli si aprono davanti e costringe i mediani nemici a rincorrerlo. Lui, Hamsik, è bravo ad assecondare i movimenti di Higuain, sempre intelligente ad uscire dalla morsa dei difensori tedeschi e a vestire i panni del suggeritore. Il secondo gol del Napoli nasce proprio da un’iniziativa dell’argentino che pesca con un lancio millimetrico Hamsik in proiezione offensiva. In occasione del 3-0 è Callejon a rubare il pallone in zona calda e a servire Marekiaro a due passi dalla porta.
PARAGONE Ricordando il Liverpool di Benitez, squadra micidiale quando ribaltava l’azione in velocità, viene facile l’accostamento tra Hamsik e Steven Gerrard. Tra i due, a livello tecnico, le differenze ci sono, e le vediamo benissimo. Tuttavia la posizione e i movimenti di Hamsik sono gli stessi del capitano dei Reds: centrocampista aggiunto in fase di contenimento e attaccante d’appoggio quando si va all’assalto. Il Napoli verticalizza sempre e gioca di sponda (ne effettua addirittura 29: 7 il solo Hamsik): in questo modo si dà la possibilità di inserirsi a un giocatore che arriva da dietro. Altro dato da sottolineare: la squadra di Benitez vince nonostante faccia poco possesso (42,1 per cento) e abbia il baricentro piuttosto basso (47,3 metri). In sintesi: vince all’italiana.
La Gazzetta dello Sport