La Juve lotta e trema. Lo 0-0 con il Monaco vale l’Olimpo delle big

allegri_gettyCome le foglie sugli alberi d’autunno, i giocatori della Juventus aspettano ogni folata del vento monegasco con la sensazione che possa essere l’ultima. Il temporale dura un’ora buona, e malgrado la sostanziale assenza di conclusioni pericolose – il cuore salta due battiti, ma non sono grandi parate di Buffon bensì provvidenziali salvataggi in mischia di Barzagli ed Evra – la sofferenza è indicibile. Poi, poco alla volta, il vento scende d’intensità e la Juve, condotta fuori burrasca da un Pirlo che così ripaga il pesantissimo investimento della difesa a tre (fatta per sgravarlo dalla copertura), rientra in porto col suo prezioso 0-0. La barca è conciata, ma giustamente la gente festeggia lo stesso, in campo e sulle tribune, largamente popolate di maglie bianconere, perché dodici anni e un cataclisma giudiziario dopo, la Juve ritrova posto fra le quattro squadre migliori d’Europa.
LE ALTRE TRE Il problema è che tutti hanno ancora negli occhi le portentose esibizioni di forza delle altre tre – o almeno di Bayern e Barcellona, quelle viste martedì, mentre sul Real si va di stima – ed è chiaro che il livello di calcio espresso da Tevez e compagni nel doppio confronto col Monaco non autorizza speranze di finale. Però chi sopravvive ha sempre una chance seguente, e la peggiore Juve di questa Champions è stata quella nettamente favorita alla vigilia: è una circostanza che quest’anno non si ripeterà, chiunque incroci in semifinale sarà lei l’outsider. Un bene, visto che in Europa i bianconeri stentano ancora a reggere la responsabilità del pronostico: il Monaco è una squadra tignosa e talentuosa ma assai leggera, eppure esce sconfitta dagli episodi e non dal gioco, perché anche sul ritorno pesa il dubbio di un rigore, stavolta non dato a Kondogbia. Per intenderci: nel doppio confronto contro il Borussia Dortmund, più scriteriato del Monaco ma certo anche più forte, la Juventus aveva giocato a ben altro livello. Perché fisicamente stava meglio – ieri abbiamo avuto l’impressione di una squadra stanca – e perché un’uscita col Borussia avrebbe rattristato ma non sorpreso. Viceversa un’eliminazione dal Monaco sarebbe stata vissuta come una tragedia, e questo ha pesato sulle gambe dei Marchisio e dei Morata.
UN «GIALLO» DECISIVO C’è poi un episodio chiave, che dopo 48 secondi indirizza la gara in un modo così brutale da stentare a crederci. Stiamo parlando del clamoroso scivolone di Chiellini, che finisce lungo disteso e, per evitare il replay del gol di Reus, deve fermare il pallone con una mano spendendo l’inevitabile cartellino giallo. Un difensore che da subito non può permettersi rudezze (in realtà alla mezz’ora tirerà un’assurda pedata a metà campo a Bernardo Silva, ma l’arbitro lo grazierà) diventa automaticamente un ventre molle, specie considerando la mediocre copertura garantitagli da Evra. Jardim, che si conferma un tipo astuto, non solo avanza in fretta il terzino Fabinho ma dall’altra banda chiama spesso al taglio verso destra Ferreira-Carrasco, intasando di dribblatori la zona di Chiellini. Il quale non si risveglia dalla bambola prima dell’intervallo – da lì in poi sarà inappuntabile – anche se i compagni, forse per scuoterlo, continuano ad appoggiargli palloni pieni d’ansia. Al minuto 15 l’intrigante ragazzino Bernardo Silva semina tutti sulla linea di fondo, ed è grande la freddezza con la quale Barzagli devia in angolo sfiorando l’autorete.
NON SI RIPARTE Per tutto il primo tempo la Juve cerca di ripiegare difendendo a quattro con Evra sulla linea dei centrali, che però si arroccano a protezione di Chiellini risucchiando Lichtsteiner sull’altra fascia, e così svuotando il centrocampo visto che Vidal deve giocare frangiflutti davanti al gruppo di sinistra in crisi e Marchisio cerca di fare altrettanto sull’altro lato. Per lunghi tratti si vive in una sola metà campo, e non possono esultare nemmeno i vecchi ammiratori del calcio all’italiana perché quello godeva di un incisivo contropiede mentre qui Tevez e Morata – fiaccati da un virus intestinale – non ne combinano una giusta. Il geniale Moutinho e il possente Kondogbia (da prendere subito, se possibile con Pogba altrimenti al suo posto) fanno i dj e mettono su i dischi, ma in area a ballare Jardim non ha nessuno, e l’innesto nella ripresa dello spento Berbatov non aggiunge verve, semmai la toglie. Ed è a questo punto che Pirlo emerge dalla mediocrità generale, prima con uno stupendo tracciante per Morata, che si divora un contropiede allo zenzero, e nel finale con una punizione che scheggia l’incrocio dei pali. Nel frattempo s’era dato una mossa pure Allegri, che nei cambi ha quasi sempre la mano felice: Llorente (per Morata) tiene palla e fa salire la squadra, Pereyra aggiunge dinamismo lì dove Vidal si stava esaurendo, e la Juve non rischia più niente. Ma i veri cobra sono nascosti nell’urna di domani.

La Gazzetta dello Sport

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