La nostra serie A vista dal Napoli

Cagliari-Napoli Benitez 2

Il caso Napoli offre un interessante periscopio attraverso il quale esplorare il panorama tattico ed emotivo del nostro calcio. L’eventuale perdita del terzo posto – e, quindi, della zona Champions – rischia di segnare la stagione più della conquista della Supercoppa a dicembre e delle semifinali di Europa League, le prime dalle notti magiche del 1989. Aperto alle processioni rapide e ficcanti, Rafa Benitez ha cercato di continuare l’opera avviata da Mazzarri, il cui Napoli, nel 2013, si arrampicò addirittura al secondo posto. Non ci è riuscito. Terzo, poi ancora terzo o quarto, senza aver mai rigato, o semplicemente minacciato, la supremazia della Juventus. Non ci vuole uno scienziato per individuare il problema di fondo. A Coverciano lo chiamano «fase di non possesso». La fase difensiva, specialità di casa Juventus. E, udite udite, persino del Barcellona. Proprio così: la difesa più blindata della Liga appartiene a Luis Enrique, che a Roma non brillò certo per la castità delle coperture, e alla sua batteria di strepitosi tenori: Messi, Suarez, Neymar. La miglior difesa, ripeto: non il miglior attacco, titolo soffiatogli dal Real di Cristiano Ronaldo. Da Cavani a Higuain: evviva. Da Campagnaro, Cannavaro e Aronica a Britos, Raul Albiol e Koulibaly: abbasso. Nello stilare l’analisi, credo che la cosa migliore sia cominciare dagli ultimi due anni di Mazzarri e i primi due di Conte (2011-2013). Napoli, gol fatti: 66 + 73 = 139; Juventus, 68 + 71 = 139. Dunque, nell’arco delle stagioni prese in esame, Juventus e Napoli hanno realizzato lo stesso numero di reti. E ora, il rovescio della medaglia: Napoli, gol subiti: 46 + 36 = 82. Juventus, 20 + 24 = 44. Carta canta: a parità di fatturato offensivo, la differenza l’hanno scolpita i 38 gol in più presi dai partenopei. Passiamo agli ultimi due campionati, il terzo di Conte e il primo di Allegri «contro» il primo e il secondo di Benitez. Napoli, gol fatti: 77 + 68 = 145. Juventus, 80+ 70 = 150. Ed ecco il paragone relativo alle difese: Napoli, gol incassati: 39 + 50 = 89. Juventus, 23 + 22 = 45. Detto che al termine manca ancora una giornata, i tornei più recenti hanno confermato in pieno la tendenza: attacchi molto vicini («solo» 5 gol pro Juventus), difese molto lontane (44 reti di distacco). Il contrario della Roma, azzoppata dalla rinuncia, cervellotica, al centravanti. E adesso le somme totali del quadriennio. Gol fatti: Juventus 289, Napoli 284. Differenza: + 5. Gol subiti: Juventus 89, Napoli 171. Differenza: + 82. Morale della favola: in quattro campionati la Juventus ha incassato 82 gol in meno del Napoli. Al di là dei moduli (per Mazzarri e Conte, 3-5-2; per Allegri, 3-5-2 o 4-3-1-2; per Benitez, 4-2-3-1), penso che la distanza sia dovuta alla stoffa dei portieri (Buffon non si discute, Andujar e Rafael non valgono Reina) e alla qualità dei difensori, oltre alla personalità e ai requisiti dei centrocampisti. Gabbiadini è un signor rinforzo, ma capisco perché Benitez volesse Mascherano. Sarebbe stato il lucchetto ideale, il leader che manca. Mentre tatticamente Allegri si è mosso in punta di piedi, Rafa, più europeista, ha usato la ruspa. Tutto bene? Non proprio: Hamsik è stato inghiottito tra i crepacci dei reparti, Jorginho non ha fornito le geometrie di cui gli equilibri, fragili, avevano urgente bisogno. Là dove spopolano Marchisio, Pogba e Vidal pedalano Inler e Gargano; e l’uruguagio è un cavallo di ritorno. Poi gli alibi a orologeria di De Laurentiis e le lune, sempre a orologeria, di Higuain. Non il massimo, come bussola. Rimane il confine, netto, delle cifre. Mazzarri è a spasso, Benitez sta per chiudere. Champions o non Champions, a Napoli si ricomincerà da capo. E da un capo anche in campo, possibilmente.

La Gazzetta dello Sport

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