NAPOLI, CRONACA DI UN FALLIMENTO TARGATO RAFA BENITEZ

DeLaurentiisBenitez4Lo dico subito e senza giri di parole: Rafa Benitez a Napoli ha fallito. E il tonfo è nei numeri, incontrovertibili e insindacabili. Più di ogni altro opinionista o esperto di settore, sono i dati a dare un senso a quello che è successo. Statistiche implacabili nel giudizio, spietate nelle conclusioni. Finali di Coppa Italia ed Europa League clamorosamente toppate, quinti in campionato. Specchio fedele di quello che è un vero proprio fallimento.
E mentre Napoli si lecca le ferite, non troppo lontano da qui , a Madrid, c’è chi alza calici di Champagne per un “sogno” che sta per iniziare, a coronamento di un carriera ricca di successi. Una Coppa Italia e una Supercoppa rappresentano solo un magro bottino per un pubblico, quello partenopeo, secondo a nessuno per affetto e calore. Piccole consolazioni che diventano poco o nulla rispetto ad un futuro da reinventarsi e alle incognite da sopportare.
PIU’ VENTI “Dobbiamo migliorare la fase difensiva, i gol subìti sono troppi”. Era il 18 luglio 2014, Val di Sole, e Benitez puntava l’accento sulla scarsa attitudine della sua squadra a difendere. Un atto dovuto dopo un campionato chiuso al terzo posto, dietro solo a Roma e Juve ma con ben 39 reti al passivo, 53 in tutte le competizioni. Numeri che già allora sembravano eccessivi. Ma fu il primo impegno stagionale, quel maledetto preliminare di Champions contro l’Athletic Bilbao, a suggerirci che purtroppo la misura non era colma. Dai quattro gol subìti contro gli spagnoli fino ad arrivare alle 54 reti prese in campionato, 73 in totale. Più 20 rispetto allo scorso anno, un gol ogni 7,09 tiri degli avversari (peggio solo il Parma). Un’enormità.
MENO QUINDICI Rispetto all’anno scorso, il Napoli ha chiuso il campionato con ben quindici punti in meno, 63 a 78. Pesano e tanto i punti persi con squadre di media e bassa classifica: dal Chievo all’Udinese, dal Cagliari al Parma. E non possono non essere citate in causa le evidenti responsabilità della società di De Laurentiis nel non aver fornito i rinforzi necessari, centrocampo e difesa in primis, ad una rosa che nonostante tutto avrebbe dovuto quantomeno assicurare ai propri tifosi l’accesso ai preliminari di Champions League. Le colpe in tal senso sono evidenti e non possono che ricadere sul neo-tecnico del Real Madrid.
NON CAMBIO MAI Ma forse l’aspetto che ha deluso più di tutti è stato il suo integralismo nel modulo. Una incomprensibile mancanza di realismo tattico alla luce delle difficoltà sul campo. 4-2-3-1, dogma assoluto. Incapacità assoluta di leggere le situazioni in corso di match che getta non poche ombre sulle sue reali capacità di gestione in panchina. E forse non sarà esattamente come diceva sir Alex Ferguson, tecnico di ventennale successo al Manchester United ( “ Benitez? Uomo stupido e fortunato, basti vedere i suoi successi col Liverpool e Chelsea”), ma quello che è certo è che in Italia e a Napoli, né i tifosi interisti né quelli partenopei si sono accorti del suo presunto talento.

Angelo Gallo

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