Italia, amichevole ma non troppo. Battere il Portogallo conta per il Mondiale

AntonioConte2Non è un’amichevole Italia-Portogallo, per niente. Oltre agli esperimenti tecnico-tattici con il nuovo 4-3-3, oltre all’occasione per chi cerca una maglia, qui ci si gioca il Mondiale. Questione di ranking: battendo i portoghesi siamo teste di serie nelle qualificazioni a Russia 2018. Il pari o la sconfitta ci spingono in seconda fascia, con il rischio di trovare una tra Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra (un solo posto utile, il 2° va ai playoff). Se Conte ha in mente il rinnovo, come detto a Tavecchio, la sua campagna di Russia comincia da qui. Ripartendo naturalmente dalla Croazia: rivale diretta nel gruppo e, destino, anche per la prima fascia del sorteggio.
BELLE NOTIZIE A Spalato è stata colpa della nostra imprecisione, e degli arbitri il cui errore ha letteralmente capovolto il risultato: ma psicologicamente è come aver vinto. Se Norvegia-Italia è la gara più bella del ciclo Conte, quella con la Croazia, senza Modric però, ha spiegato che questa Nazionale è più elastica, e ha più personalità, di quanto si credesse. Anche se non è al completo. Bene sperimentare la difesa a quattro, perché Barzagli non è eterno e i «promessi» Rugani e Romagnoli sono giovani, ma il 3-5-2 non è un modulo vecchio per principio. Rispetto alla Juve, che giocava «da Juve» e gli altri dovevano adeguarsi, l’Italia potrebbe anche valutare l’atteggiamento in base a obiettivo e avversario.
NUOVA MENTALITÀ? Qualcosa s’è visto in Croazia. Possesso palla juventino, sì, ma squadra bassa che ha gestito con pazienza invece di attaccare con frenesia: tipo Allegri ultima versione (non a caso la Juve è stata punita quando ha dimenticato come aveva domato il Real e s’è lanciata all’assalto del Barça). Temiamo però che la scelta, oltre che strategica, sia anche obbligata: Conte non allena la Nazionale tutti i giorni, ma cinque volte all’anno. Con un carico di assenti impressionante. Senza Pogba, Vidal, Tevez, Lichtsteiner. E un rapporto non idilliaco con Lega e club. L’impressione è che il c.t. abbia per ora rinunciato alla missione di rinnovare il movimento – infatti non se ne parla più – e si preoccupi dell’oggi, del risultato. Domani si vedrà. Nella sua testa circolano sicuramente pensieri del tipo «non mi fanno lavorare come voglio e io mi adeguo».
IN LOTTA PER UNA MAGLIA Il fatto che non ci sia Cristiano Ronaldo, senza i suoi tre gol il Portogallo sarebbe affondato in Armenia, lascia sperare, poco sportivamente, nel risultato. I precedenti sono ultra favorevoli: 4 sconfitte in 24 sfide, 10 successi nelle ultime 11, l’ultimo pari nel ’92, l’ultimo k.o. nel ’76. Le motivazioni non mancano. El Shaarawy conquisterà Conte solo sfiancandosi. In attacco attendono una chance Vazquez (la merita), Gabbiadini e Sansone (il meno esperto ma il più adatto al 4-3-3). Anche Soriano e Bertolacci devono dimostrare qualcosa in un centrocampo dove la concorrenza è tremenda. In difesa il De Sciglio di Spalato, riconfermato oggi, dà ottimismo. Candreva si candida a leader, Pirlo per fortuna esiste. In prospettiva Francia 2016 Conte sembra aver deciso 14/15 uomini: c’è spazio per 8/9 posti, con una ventina di pretendenti ai quali aggiungere almeno Berardi e Sturaro dall’Under 21, per non dire un Balotelli rinsavito.
RANKING: DERBY CON LA CROAZIA Per le scelte definitive c’è tempo, per il Portogallo no. La situazione è questa: Germania, Belgio, Olanda, Romania, Portogallo, Inghilterra, Galles e Spagna sono tutte teste di serie per Russia 2018. Manca l’ultima, perché i gruppi sono 9, ed è derby con la Croazia: vincendo tocca a noi, con pari e sconfitta ai rivali (a meno che la Disciplinare non intervenga in qualche modo). Da testa di serie rischiamo di trovare Francia, Danimarca, Rep. Ceca, Slovacchia, Austria, la stessa Croazia, ma tentare è un dovere. Le occasioni le creiamo e non perdiamo mai, almeno finora con Conte. Ma 13 gol in 9 partite (1,44 di media) sono pochini. Prendi la mira, Italia.

La Gazzetta dello Sport

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