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Napoli. I consiglieri col posto al San Paolo e i biglietti regalati a parenti e amici

Era una calda giornata d’estate di quasi 25 anni fa quando un assessore del Pentapartito finì sotto inchiesta perché in cambio di voti, era l’accusa dei pm, regalava biglietti per assistere alle partite del Napoli. Ne è passato di tempo da allora ma i biglietti omaggio per il San Paolo continuano ad essere croce e delizia per chi fa politica all’ombra del Vesuvio. Tanto da scatenare una rivolta in Consiglio comunale contro la proposta (avanzata da Simona Molisso e Carlo Iannello del gruppo Ricostruzione democratica) di abolire la famigerata pratica dei ticket gratis per assessori, consiglieri e presidenti di Municipalità.

La battaglia si è consumata in un clima surreale in aula, dove per poter continuare ad assistere alle gesta dei loro idoli i consiglieri ultrà le hanno tentate tutte, aggrappandosi a improbabili motivazioni («meritiamo di andare allo stadio dopo una settimana di lavoro in cui abbiamo avuto a che fare con i cittadini», ha sentenziato Luigi Zimbaldi tra lo stupore dei colleghi mentre Antonio Crocetta ha addirittura invocato «il potere ispettivo» degli eletti del popolo).

Alla fine l’ordine del giorno che tarpava le ali ai consiglieri tifosi è stato bocciato a larga maggioranza (22 no tra i quali quello del sindaco Luigi de Magistris, 6 astenuti tra cui il presidente del Consiglio Raimondo Pasquino, 5 sì) ma verrà riproposto sotto forma di emendamento da Molisso e Iannello nella prossima seduta dell’assemblea, che sarà chiamata di nuovo a discutere della convenzione tra Comune e club sulla gestione del San Paolo dopo il flop di mercoledì scorso, quando è mancato il numero legale.

Ma la domenica allo stadio i consiglieri ci vanno davvero? E quanti sono gli habitué della tribuna autorità? Dei 160 tagliandi a disposizione di Palazzo San Giacomo (2 ciascuno per i 48 consiglieri, i 12 assessori e i 10 presidenti di Municipalità e i restanti per dirigenti e figure apicali dell’ente) solo il 20 per cento circa viene utilizzato dai diretti interessati. Sono quasi sempre presenti Marco Mansueto di Ncd, Aniello Esposito e Salvatore Madonna del Pd, Marco Russo e Luigi Zimbaldi (gruppo misto), Antonio Luongo e Vincenzo Varriale (Idv), Francesco Vernetti (Città ideale), Carmine Sgambati (Napoli è tua); tra gli assessori i tifosissimi Salvatore Palma, Ciro Borriello e Mario Calabrese; tra i presidenti di Municipalità Angelo Pisani, che è anche l’avvocato di Diego Armando Maradona, e Maurizio Lezzi.

E gli altri? C’è chi, come Molisso e Iannello (i promotori del contestato ordine del giorno sull’abolizione dei ticket omaggio), i biglietti non li ritira quasi mai e chi invece, la stragrande maggioranza, li destina a terzi, che siano familiari, amici, conoscenti. Tanti, infatti, i consiglieri che non hanno praticamente messo piede nell’impianto sportivo di Fuorigrotta. È il caso, tra gli altri, di Vincenzo Moretto (Fdi), Antonio Borriello e Ciro Fiola (Pd), Elena Coccia e Amodio Grimaldi (Federazione della Sinistra), Stanislao Lanzotti e Salvatore Guangi (Fi-Pdl-Berlusconi presidente), David Lebro e Maria Lorenzi (La Città), Gianni Lettieri (Liberi per il Sud), Domenico Palmieri (Ncd), Salvatore Parisi (Sel). Allo stadio si vedono raramente anche il presidente dell’assemblea Pasquino e uno dei suoi vice, Marco Nonno, mentre l’altro vicepresidente, Fulvio Frezza, assiste in genere ai match più avvincenti. Stesso discorso vale per Gennaro Castiello (Pdl Napoli) e Gennaro Esposito (Ricostruzione democratica).

Capita però pure che per qualche eletto del popolo i due biglietti omaggio non siano sufficienti e allora il numero dei tagliandi gratuiti lievita fino a sfondare talvolta, e specie nei match decisivi, la soglia dei 160 ticket stabilita dalla convenzione.

il Mattino

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