Napoli, Sarri e un integralismo pericoloso. I rinforzi ci sono ma stanno a guardare

NAPOLI – L’ultima sconfitta al San Paolo risaliva addirittura all’era Benitez, per l’esattezza al 31 maggio 2015: quindici mesi e mezzo fa. È dunque inevitabile che il contraccolpo per il Napoli sia durissimo, dopo il ko con la Roma nell’anticipo di campionato a Fuorigrotta. Per Maurizio Sarri, che in casa aveva perso solo una volta in Coppa Italia, è arrivata la seconda sconfitta consecutiva a distanza di due settimane: altro evento inedito, nella sua finora brillantissima gestione. Cominciano a diventare un sortilegio le partite pomeridiane, 4 passi falsi e una sola vittoria nelle ultime 5. Gli azzurri giocano un calcio molto dispendioso, con la partecipazione corale della squadra alla manovra offensiva. Ma sotto il sole, con il caldo e l’umidità, il meccanismo tende a incepparsi. Sabato pomeriggio ben quattro giocatori hanno finito la gara con i crampi (Maksimovic, Hamsik, Insigne e Allan) e Jorginho con la lingua a penzoloni. Hanno fatto danni le doppie sedute (addirittura tre di fila) di allenamento a Castel Volturno, durante la sosta. Il gruppo era infatti già reduce dal tour de force di metà settembre e non ha reagito bene al richiamo atletico, presentandosi senza energie al fischio d’inizio.

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La gestione del doppio impegno, con l’ingombrante e prestigioso fardello della Champions, rappresenta per Sarri una sfida ignota: giocoforza più difficile da affrontare. Perso Higuain, in estate, il Napoli ha fatto una scelta ben precisa: non sostituire il Pipita con un campione dello stesso calibro, ma spendere tutti i 90 milioni incassati dalla Juve per rinforzare l’organico e metterlo in condizione di competere su più fronti. De Laurentiis non aveva però fatto i conti con l’integralismo tattico del suo allenatore, che sta imponendo ai nuovi acquisti un rodaggio lunghissimo e non li considera ancora pronti (a metà ottobre…) per interpretare il suo complicato spartito. “Più una squadra è organizzata, più è difficile entrare nei suoi meccanismi”. Così finisce però che vanno in campo sempre gli stessi: esattamente come capitava nel campionato scorso, con l’alibi della mancanza di rincalzi. Ora ci sono: soprattutto a centrocampo, dove Giaccherini, Diawara e Rog restano ancora in attesa della prima chance, mentre Jorginho e Hamsik sono già vicini allo sfinimento. Ha poco senso, dunque, ridurre tutto al problema (comunque reale) di Gabbiadini, che ha fallito la sua prima prova da vice Milik.

I rincalzi di lusso hanno un senso se riescono ad avere la stessa dignità dei titolarissimi. Non è invece corretto puntare su di loro solo nei casi di emergenza (come per l’infortunio del centravanti polacco) e sperare che si alzino dalla panchina e risolvano d’incanto le difficoltà. Dietro l’angolo c’è la sfida di mercoledì contro il Besiktas e si imporrebbe più che mai una gestione oculata del gruppo: nel nome della compattezza. Gabbiadini si ritrova invece già sotto esame (per i 57′ negativi contro la Roma…) e diventerà di questo passo un facile capro espiatorio, con De Laurentiis che rischia di dover ritornare sul mercato alla ricerca di uno svincolato, probabilmente Klose. Ma è inutile aggiungere altre pedine, se poi rimangono a guardare. ssc napoli

serie A
Protagonisti:
Maurizio Sarri

Fonte: Repubblica

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