ALTRI SPORT & VARIE

Crotone, sospiro di sollievo: non ci sarà il sequestro della società

Crotone, sospiro di sollievo: non ci sarà il sequestro della societàLa curva del Crotone (ansa) CROTONE – Niente sequestro per il Crotone Calcio. Ai giudici della Corte d’appello di Catanzaro ci sono volute 45 pagine e oltre un mese di lavoro per arrivare ad una decisione, ma adesso i tifosi rossoblù possono tirare  un sospiro di sollievo: i fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna possono tenersi stretto il proprio patrimonio da 800milioni di euro, inclusa l’unica squadra calabrese che militi nella massima serie. La Corte d’appello ha infatti rigettato la richiesta della procura generale, che aveva invocato il ribaltamento della sentenza che in primo grado aveva assolto i due imprenditori, con conseguente sequestro dell’intero patrimonio, più 5 anni di sorveglianza speciale per ciascuno. Ma non c’è stato niente da fare. 

Per i giudici, gli elementi messi insieme dall’accusa per dimostrare la vicinanza di Raffaele e Giovanni Vrenna, assistiti dai legali Francesco Gambardella e Francesco Verri, alla cosca Vrenna- Corigliano – Bonaventura, sono assolutamente insufficienti.In più, troppo generiche per arrivare ad una condanna sono state considerate le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che nel tempo hanno parlato dei rapporti fra Raffaele e Giovanni Vrenna e l’omonimo clan di Crotone. Per la Corte, se è vero che fra i patron del Crotone,  e il boss Giuseppe Vrenna esiste un lontano legame di parentela, questo non basta perché siano considerati parte della “famiglia”. Al contrario, si legge nelle motivazioni “è facile cogliere dei pesanti indizi di segno contrario al costrutto accusatorio, sin dall’epoca della reggenza di Bonaventura Gianni (boss dell’omonimo clan negli anni Novanta), che forte del consenso degli altri soggetti Vrenna, intranei alla cosca, aveva dato il suo benestare alla progettazione, da parte d Nicolino Grande Aracri, di un attentato finalizzato a gambizzare Raffaele Vrenna”.

Medesimo significato hanno, per i giudici, i numerosi attentati e danneggiamenti subiti dalle società dei patron del Crotone dal 2004 ad oggi. Per i giudici, Raffaele Vrenna non solo  è “vittima del sistema di criminalità organizzata radicato nei territori coinvolti dalle sue attività imprenditoriali”, ma anche “parafulmine sia dei dissidi interni all’omonima cosca, sia dei contrasti fra le cosche rivali”. Per la Corte, quando il clan è intervenuto per scoraggiare le pretese estorsive di altre cosche è stato solo per rivendicare “l’esclusiva” sulla riscossione della tassa di sicurezza pretesa dai due imprenditori. Certo, i Vrenna – e Raffaele in particolare – spiegano i giudici non sono mai stati “clienti” facili, sia per l’autonomia delle scelte imprenditoriali, sia perché “difficili da imbrigliare nelle tipiche logiche delle cosche”, ma al contempo sono sempre stati  un boccone ambito “per le proporzioni dei capitali mossi e suscettibili di azioni estorsive. Per questo, il clan di Crotone ha sempre tentato di blindarli dalle pretese di altre consorterie. 

Assolutamente lecito per i giudici è anche il trust costituito da Raffaele Vrenna nel 2008, quando l’imprenditore è stato coinvolto nell’operazione antimafia Puma e ha affidato la gestione della sua holding all’ex procuratore di Crotone, Franco Tricoli. In sintesi, spiegano i giudici della Corte d’appello di Catanzaro, “le condotte moralmente riprovevoli dei fratelli Vrenna annoverate dalla pubblica accusa sono prive di ogni rilevanza penale”, mentre i precedenti di polizia e di carattere amministrativo “risultano poco significativi e inidonei a costituire elementi indiziari della loro pericolosità sociale”. 

crotone calcio

serie A
Protagonisti:

Fonte: Repubblica

Commenti
Segui il canale PianetAzzurro.it su WhatsApp, clicca qui