La Juve conta i giorni, tre settimane per la storia. Allegri: ”Manca il gradino più alto”

TORINO – “Fino alla fine” è molto più di uno slogan, di un hashtag. E soprattutto vuol dire “oltre la finale”, e cioè fino al palco d’onore del Millennium Stadium di Cardiff. E’ quello il capolinea per una Juventus che, dopo la semifinale-capolavoro contro il Monaco, sogna i guantoni di Gigi Buffon sulla sua dolce ossessione. “Sognare serve a puntare in alto, a pensare in grande, a migliorarsi – ha scritto il numero uno bianconero con ancora in circolo l’adrenalina e l’emozione della grande impresa -. Ma vivere un sogno non basta. Arrivare in finale non basta. Partecipare non basta. Saremo ricordati per le nostre azioni. Per la nostra capacità di trasformare l’impossibile in realtà”.

ALLEGRI: “MANCA IL GRADINO PIU’ ALTO” – Nemmeno Allegri può accontentarsi di aver regalato al club la nona finale di Champions (Coppa Campioni compresa), la seconda nelle ultime tre stagioni, sbugiardando ancora una volta quell’anatema lanciato nel dicembre 2013 da Conte, secondo il quale sarebbe stata “molto dura vedere un’italiana in finale di Champions da qui a tanti anni”. E allora ecco anche l’invito del mister livornese a fare l’ultimo grande sforzo: “I ragazzi hanno meritato con il lavoro le prossime tre settimane: per entrare nella leggenda manca peró il gradino più alto! ?#finoallafine”.
Avanti per slogan. Il tweet di Buffon, che con 690′ di imbattibiità ha superato il vecchio primato italiano in Champions del Milan (641′), ricorda il tatuaggio sull’avambraccio di Marchisio: “Impossibile is nothing”. Niente è impossibile per la Juve ammirata (anche) ieri sera contro il Monaco. “Abbiamo molte probabilità di vincere la Champions”, ha ammesso ieri sera Allegri, in barba a quella scaramanzia che lo Stadium aveva già sfidato e vinto con la coreografia “Time to Cardiff”. 

MARIO E DANI, DUE DA TRIPLETE – Giusto, anzi doveroso credere all’en plein di titoli. La storia si può scrivere in una manciata di giorni. Una settimana per centrare il terzo double consecutivo italiano, alzando il sesto scudetto filato (domenica con la Roma serve un punto, altrimenti basterà battere il Crotone allo Stadium) e la Coppa Italia (mercoledì prossimo c’è Juve-Lazio) sempre sotto il cielo della Capitale. Ventiquattro giorni, da qui al 3 giugno in Galles, per fare quel jackpot già riuscito soltanto a due bianconeri, Mandzukic e Dani Alves, l’ala che sa fare il terzino e il terzino che sa fare l’ala, guarda un po’ proprio i due mattatori di Juve-Monaco. Così uguali (nel palmarès), così diversi (nello stile). Eppure ieri non si notavano le grandi differenze tra il riservato croato e l’esuberante brasiliano diventato il difensore più decisivo di questa Champions League (4 assist, 3 gol): vedere per credere SuperMario che, con un inedito sorriso a trentadue denti, lasciava la zona mista dello Stadium salutando amichevolmente persino i giornalisti. 
Un felice evento nuovo, come sarebbe il triplete bianconero. Si può fare, eccome. Se due anni fa la Juve si presentò a Berlino con l’etichetta di outsider e poche speranze di fare lo sgambetto al Barcellona, a Cardiff potrà giocarsela alla pari, se non addirittura da favorita, con il Madrid che uscirà fuori da Atletico-Real di questa sera. “Cristiani contro Credenti”, è il titolo scelto dal quotidiano spagnolo Marca per lanciare in prima pagina “l’Euroderbi”, giocando tra la squadra di Cristiano Ronaldo e le (poche) sperenze di remuntada dei Colchoneros di Simeone. Ci crede, eccome, anche la Signora. Decisa a regalarsi la stagione più bella della sua storia ultracentenaria, avvicinando un altro po’ Buffon a quel Pallone d’Oro già sfiorato nel 2006.
juventus

champions league
Protagonisti:
massimiliano allegri
gianluigi buffon

Fonte: Repubblica

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