Adl vuole vincere così

Il mercato del Napoli si è chiuso senza botti o arrivi di top player, senza nemmeno quel “mister x” annunciato nelle settimane precedenti dal presidente Aurelio De Laurentis. Si è trattato di un “mercato conservativo”, fatto soprattutto di rinnovi e qualche acquisto così come hanno scritto e dichiarato un po’ tutti. Ma il Napoli alla rosa già competitiva aggiunge gli innesti di Milik e Rog che faranno tanto comodo a Sarri. Nessun botto come si aspettava la piazza, ma si sa i tifosi confidano sempre nell’arrivo di nuovi calciatori a qualsiasi latitudine essi appartengono. Tutto questo, però, ha creato più di un malcontento in una parte della tifoseria. Qualcuno si è divertito, anche avvalendosi dei social, ad analizzare le operazioni condotte mettendo da parte la delusione. “Forse si tratta di bravura, intuito e genialità, oppure di semplice fortuna che fa evincere come manchi una vera programmazione”. In pratica una parte della piazza crede che l’azione del Napoli sia il frutto “della sola improvvisazione”. Ma su questo ci tornerò più avanti.  Oltre il contenimento, però, il mercato del Napoli ha fatto registrare alcuni movimenti in uscita, senz’altro molto importanti perché hanno permesso di snellire la rosa da elementi poco utilizzati per diverse ragioni, con le cessioni di Pavoletti, Zapata e Strinic. Poi, proprio in extremis, si è registrato l’acquisto di Roberto Inglese, pugliese, classe ’91. Praticamente è  lui l’ultimo “colpo” del Napoli che lo preleva a titolo definitivo dal Chievo per 10 milioni più 2 di bonus e lo lascia in prestito ai clivensi fino al 2018. Investimento per il futuro, pedina di scambio o plusvalenza? Senz’altro Inglese sarà utilizzato per manovre future in attesa che questo rappresenti per lui l’anno della maturazione definitiva. Ma la stagione che si appresta a vivere il Napoli è di quelle durissime, per questo non sarebbe stato compiuto un errore se De Laurentis e Giuntoli si fossero assicurati le prestazioni di un altro terzino sulla fascia destra, un difensore centrale, di un terzo attaccante e di un secondo portiere da far crescere all’ombra di Reina. La macchina perfetta creata da Sarri poteva essere migliorata, o almeno rafforzata numericamente in quello che molti si augurano possa essere l’anno dello Scudetto. Napoli in prima fila al fianco della favorita Juventus campione d’Italia, che però dovrà registrare l’assetto difensivo sul quale ha costruito le sue fortune. E adesso, dopo la sosta per il doppio impegno della Nazionale si entrerà subito nel vivo. Il Napoli darà filo da torcere a tutti. L’intelaiatura è già pronta, e non sbaglia il direttore Pier Paolo Marino quando afferma che questa estate che si è appena conclusa “gli ricorda quella del 1986, quando all’intelaiatura precedente furono affiancati solo alcuni calciatori come Francesco Romano”. Un anno che poi culminò con il trionfo del 10 maggio 1987, cioè con il primo tricolore vinto dagli azzurri. Dietro la Juventus e il Napoli metto le altre squadre: Roma, Milan, Inter e Lazio. Ci sarà bagarre per aggiudicarsi un posto champions e questo favorirà chi lotterà per lo scudetto.
Se si tratterà di stagione vincente per il Napoli sarà il campo a dircelo, ma la vittoria dello scudetto passerà attraverso le idee di Sarri, al quale è doveroso chiedere più elasticità, e il gioco del suo collettivo meraviglioso. Bisognerà augurarsi solamente che la coperta non sia troppo corta e capire di quanto si sarà ridotto il gap in Europa con le squadre di prima e seconda fascia. Non si può lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta, anche se il mercato non ha entusiasmato tutti. Ma De Laurentis vuole vincere così, guardando il bilancio e probabilmente provando a calmierare i costi inauditi e ingiustificati del mondo del calcio. Buoni propositi che poi si scontrano con una dura realtà, non solo asiatica, la governance del calcio e di un baraccone che può deragliare se non sostenuto con politiche equilibrate e lungimiranti.

Pietro Nardiello*
*scrittore

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