«La’ndrangheta controllava la curva bianconera» Le motivazioni del processo Alto Piemonte

Ieri il tribunale di Torino ha messo due punti fermi in una vicenda scivolosa come poche. Numero uno: la curva dello Juventus Stadium è in gran parte controllata dalla ‘ndrangheta. L’infiltrazione si è radicata negli ultimi anni alla luce della possibilità dei clan di arricchirsi con il bagarinaggio: rivendevano a prezzi maggiorati i biglietti ottenuti e consegnavano una parte deiricavi ai boss in Piemonte. Numero due: la società bianconera è stata costrettaatrattare con gli ultrà nel nome di un compromesso utile alla pace sociale allo Stadium, senza però avere idea della natura criminale di alcuni soggetti. Le motivazioni della sentenza del processo «Alto Piemonte», emessa il 30 giugno dal gup di Torino Giacomo Marson, sono state diffuse ieri e non sono in contraddizione con la condanna in sede sportiva di lunedì: per il caso­biglietti, sono stati inibiti alcuni alti dirigenti Juve (un anno per il presidente Andrea Agnelli, l’ex capo del marketing Francesco Calvo, il responsabile della biglietteria Stefano Merulla più il security manager Alessandro D’Angelo fermato per un anno e tre mesi). Anche in quella sede, per tutti, è stato escluso qualsiasi tipo di contatto consapevole con la mafia. E nessuno era stato coinvolto nel processo di Torino, che ha poi originato l’indagine sportiva. Non a caso, Marson lo ha messo nero su bianco nelle motivazioni: «Il punto nodale non è la forza di intimidazione esercitata dalla ‘ndrangheta sulla Juventus, che è invece sottoposta al ricatto dei propri tifosi, bensì quella esercitata dal sodalizio sul mondo deltifo organizzato alfine di acquisirne il completo controllo».

FATTORE ROCCO Non c’è mai la parola Agnelli nelle oltre 600 pagine depositate per motivare la condanna per associazione mafiosa e tentato omicidio di SaverioeRocco Dominello, padre e figlio, rispettivamente a 12 anni, un mese e 10 giorni di carcere e 7 anni, 9 mesi e 10 giorni. Al contrario, è inevitabile che «Juventus» compaia spesso e in diversi contesti. Ad esempio, nelle lunghe pagine dedicate a Dominello jr, l’ex ultrà arrivato a interloquire col club per i biglietti: è definito da Marson il «garante ambientale fra la ‘ndrangheta e gli ultrà, gestendo nell’interesse della cosca i rapporti con questo mondo». E ancora: «Ha assunto un ruolo decisivo valendosi dell’autorevolezza e del timore ingenerato dall’appartenenza alla ‘ndrangheta». In questo contesto, il bagarinaggio smette quindi di essere solo un illecito sportivo, ma è emblema degli accordi mafiosi che si annidano allo stadio. In generale, il controllo delle ‘ndrine sulla curva è più variegato, vista la presenza di diversi gruppi criminali dietro alle varie sigle: «Esiste un sistema diripartizione dei gruppi di tifosi organizzati fra diverse articolazioni locali della ‘ndrangheta», si legge ancora.

VERSO L’APPELLO SPORTIVO Marson si è occupato anche delle testimonianze di alcuni manager bianconeri in sede di indagine: per il giudice hanno fornito «reticenti dichiarazioni» e «hanno evidentemente agito al fine di occultare comportamenti poco trasparenti da loro posti in essere nei confronti della società». Le regole Figc vietavano, infatti, la cessione massiccia di biglietti agli ultrà e proprio su questo tema si riattiverà presto la giustizia sportiva: tra il 15 e il 20 ottobre nuovo processo davanti al tribunale federale d’appello.

Fonte, Gazzetta dello Sport

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