Insigne: “Il mio unico pensiero è lo Scudetto”

Zeman e le sigarette

Al Foggia il mio allenatore era un vero personaggio: Zdeněk Zeman. Sapevo che era un tecnico che chiedeva tanto ai suoi giocatori in allenamento, che faceva lavorare in modo intenso ma era anche uno molto abile a lavorare con i giovani e aveva lanciato tanti campioni. L’impatto con lui è stato veramente buffo perché sembrava un tipo uscito da un vecchio film: tutte le mattine faceva venire ogni giocatore nel suo ufficio e faceva pesare tutti su una vecchia bilancia di metallo. Però là dentro Zeman fumava come una ciminiera. Aprivi la porta e c’era solo fumo bianco, si riusciva a malapena a respirare. Sembrava di stare a Milano in quella stanza. Quindi un giorno sono entrato e gli ho detto: “Mister, magari potresti smettere di fumare quando entriamo?” Lui ci ha pensato un attimo. Poi ha dato un’altra tirata e ha detto: “…allora puoi anche uscire”. Gli voglio molto bene e lo ringrazierò sempre: è lui ad avermi lanciato nel grande calcio. Avevamo un ottimo rapporto. Lui credeva davvero in me e probabilmente ci voleva un personaggio come lui per farmi crescere. Ho segnato 18 gol in quella stagione e quando l’anno dopo Zeman è andato ad allenare il Pescara il Napoli mi ha permesso di seguirlo, come avevo richiesto alla società non appena il tecnico mi ha detto che avrebbe allenato in B. Quello è stato un momento davvero molto importante.

Jennifer

Ed è stato un anno fondamentale per la mia vita, perché ho conosciuto mia moglie Jenny. Se conoscete un po’ le usanze dell’Italia meridionale non vi sorprenderà sapere che ho conosciuto Jenny tramite suo cugino, che era stato a scuola con me a Frattamaggiore. E’ il posto da cui provengo, tutti conoscono tutti. Jenny è di Frattaminore, fin da subito volevo stare con lei. Il problema era che in quel momento stavo vivendo a 250 chilometri di distanza, a Pescara, e a Napoli tornavo solo nei giorni liberi. Le ho detto: “Vieni con me a Pescara”. Ma potete immaginare cosa hanno risposto i suoi genitori in merito a quella proposta. Non la lasciavano venire con me. Neanche per sogno. Quindi avevo una doppia motivazione in quella stagione a Pescara: dovevo convincere il Napoli a riportarmi lì a fine stagione, in modo da poter vivere il sogno di giocare per la mia squadra del cuore e anche di poter stare con Jenny. In quella stagione nulla poteva fermarmi.

Il sogno divenuto realtà

Ho segnato 19 gol e quando è finita la stagione mi sono incontrato con mister Mazzarri, l’allenatore del Napoli. Lui mi ha detto: “Se vuoi un posto qui, te lo dovrai conquistare da solo”. E mi ricordo la mia risposta: “Nessun problema. Fin da piccolo nessuno mi ha mai regalato nulla: sono abituato alle sfide”. Così è stato: mi sono guadagnato il posto. All’inizio della stagione ho segnato il mio primo gol al San Paolo contro il Parma ed è stato davvero speciale, perché avevamo appena scoperto che mia moglie era incinta del nostro primo figlio, Carmine. Ho preso la palla e me la sono messa sotto la maglia come dedica a loro, mi ricordo che i tifosi cantavano il mio nome. Queste non sono emozioni descrivibili con le parole: sono cose che puoi solo sentire nel tuo cuore. Adesso sono sei anni che indosso questa maglia e provo ancora la stessa emozione ogni volta che segno un gol per il Napoli. Significa tanto per me, perché sono fiero di essere di questa città. Sapete, a volte sento alcune persone parlare male e dire cattiverie discriminatorie su Napoli: per me è molto frustrante perché non conoscono la città, le persone buone e quelle meno buone si trovano dappertutto. Per me questa è la città più bella del mondo: abbiamo il sole, il mare, si mangia bene. E se non credete a me, la prova sono i miei compagni di squadra: magari alcuni arrivano qui con un po’ di timore perché sentono parlare male di Napoli, ma guardate quanti giocatori sono rimasti qui, invece di trasferirsi in club più grandi. Alcuni di loro sono qui da tre o quattro stagioni e non vogliono andarsene, né loro né le loro famiglie. Il nostro capitano, Marek Hamšík, è slovacco e vive qui da 11 anni. Quando chiedo ai miei compagni perché vogliono rimanere loro mi dicono: “Amo questa città, amo la vita qui, amo i tifosi del Napoli”.

“Questa città ha bisogno di vincere”

Noi qui facciamo sentire a casa tutti: Napoli è stupenda e spero che un giorno se ne accorga anche chi parla male di questa città. Ora il mio unico obiettivo è vincere lo scudetto con il Napoli. E’ stato molto doloroso non qualificarsi al Mondiale con la nazionale e non c’è nulla che posso dire per esprimere tutta la mia delusione. Mi fa ancora arrabbiare, perché avrei voluto vivere un Mondiale da protagonista dopo quello in Brasile in cui ero giovane e avevo giocato poco. Ma devo chiudere quel capitolo e concentrarmi per cercare di vincere il tricolore con il Napoli, il primo della mia vita. Lo voglio fare per la mia città, il mio paese, i miei amici, la mia famiglia e per i miei figli: questa città ha bisogno di vincere.

Fonte: SkySport

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