OBIETTIVO NAPOLI – A Lecce funzionano le tattiche camaleontiche di Ancelotti

La netta vittoria in casa del Lecce ha presentato interessanti novità tattiche per il Napoli di Ancelotti.
Partendo da un turn-over alquanto massiccio, il tecnico di Reggiolo ha variato il suo modulo in fase di possesso, imbastendo un quasi inedito 4-3-2-1, o 4-3-3, che ha risposto molto bene sul campo, nonostante qualche posizione nuova assegnata a qualche giocatore. Con una difesa in cui gli esterni, Malcuit e Ghoulam, hanno agito praticamente da ali, il centrocampo si è disposto a tre, con Zielinski nella posizione di regista, Elmas sul centro-sinistra e Fabiàn Ruiz sul centro-destra, con la possibilità di allargarsi a fungere da esterno vero e proprio. Davanti, la novità è stata rappresentata dalla compresenza in attacco di due torri come Llorente e Milik, con il polacco che agiva, però, nell’insolita posizione di attaccante destro, facendo da contraltare ad Insigne che agiva da punta sinistra, con lo spagnolo ex Tottenham in mezzo. Per quasi tutto il primo tempo, il Napoli ha giocato con questo sistema tattico, adottandolo anche nella fase di non possesso, dove Fabiàn restava più accentrato rispetto a quanto avrebbe fatto nel canonico 4-4-2, e pure Insigne rimaneva avanzato, rientrando raramente a formare una linea a quattro a centrocampo.
Questo modulo ha permesso al Napoli di trovare tanti spazi tra le linee e sulle fasce, dove i terzini si sovrapponevano sempre, formando triangoli di sarriana memoria con punta esterna ed interno di centrocampo. In verità questo è accaduto soprattutto sulla sinistra, dove Ghoulam ed Insigne sono ben rodati a questo tipo di movimenti, ed hanno trovato in Elmas un valido supporto. Sul lato destro, invece, Milik non ha mai tenuto una posizione larga, a dimostrazione come, al di là del modulo, sono sempre le caratteristiche dei giocatori a dettare lo sviluppo del gioco. Il polacco ha tenuto una posizione spesso ibrida, accentrandosi spesso a supporto di Llorente ed andando pure a cercare palloni ed iniziative dietro la prima punta, lasciando la fascia alle sgroppate di un Malcuit scatenato in fase di spinta.
Per assimilare al meglio la novità tattica, d’altra parte, al Napoli sono occorsi una ventina di minuti, in cui si sono visti molti errori tecnici soprattutto nei passaggi e nella fluidità della manovra. A tal riguardo, l’unica pecca di questo sistema di gioco è parsa risiedere nella mancanza di un vero e proprio regista davanti alla difesa. Zielinski ha tentato di adattarsi al meglio in tal veste, ma le sue caratteristiche sono diverse rispetto a quelle del lucido ed efficace distributori di palloni, e lo porterebbero ad essere di certo più efficace nella posizione di mezz’ala o di esterno.
Nel secondo tempo, forte del vantaggio acquisito, il Napoli ha modificato il suo assetto, ricorrendo al più rodato 4-4-2, con Fabiàn a fare l’esterno puro di centrocampo a destra, pur con licenza di accentrarsi, e Insigne più accorto in fase di non possesso. Con questo assetto gli azzurri hanno tenuto perfettamente il campo, costringendo spesso il Lecce ad assistere, inerme, ad un lungo ed efficace possesso palla. Pure l’eccesso di agonismo di Ospina, che ha regalato una rete agli avversari, non ha incrinato più di tanto il dominio partenopeo, costruito sulla grande padronanza tecnica dei suoi interpreti.
Quanto ai singoli, voti alti per il pacchetto difensivo, efficace pure in fase di costruzione (fondamentale in cui Maksimovic si fa preferire a Manolas) e supporto alla manovra offensiva. Maggiormente a suo agio Fabiàn, al di là del bel gol, grazie alle innovazioni tattiche di giornata. Da Insigne ci si aspetta, invece, maggiore efficacia, cosa che non è certo mancata a Llorente, che in azzurro sembra aver trovato pure una verve realizzativa quasi inedita. Da rivedere Milik, generoso nell’applicarsi al nuovo ruolo, ma ancora poco brillante e presente in zona gol.

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