Gli interventi di Sergio Pellissier e Antonio Floro Flores a “1 Football Club”

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex calciatore del Chievo Verona e presidente della Clivense: Sergio Pellissier. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

La Clivense è vicina alla promozione in seconda categoria. Un pensiero?
“Ecco la gufata (ride, ndr). Abbiamo fatto bene, i ragazzi si stanno impegnando. Non conta tanto la terza categoria ma l’obiettivo è quello di fare bene, mi auguro però di centrare questo risultato importante”.
Hai voglia di giocare?
“Non ho voglia di giocare, mi piace vederlo il calcio. Ho giocato così tanto che non mi è rimasta quella voglia, soprattutto per allenarsi. Magari riuscire a fare qualche spezzone di partita potrebbe essere interessante però”.
Pressione nel calcio: quanto è importante l’aspetto mentale?
“È fondamentale. Posso essere un esempio io: non credo di essere stato un fulmine di guerra, non ero il fenomeno, però nel mio piccolo avevo determinazione e voglia, che a volte superava quella del fenomeno. Non ho mai mollato e mi sono tolto tante soddisfazioni. Più gli altri mi ritenevano vecchio, passato ecc, avevo ancora più voglia di dimostrare quanto valevo, concludendo la carriera quando volevo io”.
Cosa pensi di questa lotta scudetto?
“Molto bella, finalmente non c’è solo una squadra che vince, ma questa serie a ti lascia con la suspance fino all’ultimo. Difficile anche capire chi può portare a casa lo scudetto, perché anche le piccole possono fare punti, ed è bello”.
Il campionato è diventato mediocre o le squadre si sono equiparate?
“Non è mediocre. Si è livellato perché le grandi non sono più quelle di una volta. Si vede anche dai nomi. Non mi piace fare nomi, ma se prendi qualsiasi squadra attuale e la paragoni ad una di 10/15 anni fa c’è un abisso tra i giocatori. Una volta c’erano giocatori che avevano fatto la storia. I tempi sono cambiati, mentre ora un po’ tutti hanno la possibilità di arrivare in Serie A. Tanti anni fa o eri forte o non giocavi”.
Sugli anni delle sette sorelle
“Erano anni nella quale per giocare dovevi assolutamente conquistarti il posto. Più eri giovane più rischiavi di non giocare. Ora è cambiata la cosa, i giovani giocano, i “vecchi” meno. In questo momento puoi anche bruciare i giovani, che magari non sono ancora in grado e rischiano di non far bene e perdere il loro treno. Io ho fatto la gavetta, ho preso le batoste dai più vecchi ed ho imparato. Quando sono arrivato non ero ancora pronto, ma ero pronto ad imparare”.
Un commento su Osimhen: come lo vedi questa stagione a Napoli?
“Quando è arrivato avevo detto che mi piace tantissimo. Osimhen è completo, ha grosse potenzialità. È partito fortissimo nonostante non faceva troppi gol. Dopodiché si è fatto male, quando è rientrato poi non era lo stesso, ma quest’anno sta dimostrando la sua qualità. Bisogna dargli tempo. È giusto che uno si ambienti, anche se è un ambiente difficile Napoli. Osimhen è però un ottimo attaccante”.
Credi che Osimhen sia il migliore attaccante della Serie A? Se non è lui, chi è per te?
“Io sono un “campanellista”. Spero sempre che sia un italiano il più forte. Penso che Immobile sia in alto soprattutto a livello di gol. A me piace, è completo, e se lo metti in condizione è un attaccante eccellente. Ma se pretendi che faccia un lavoro non suo diventa normale. Mi auguro che possa far bene ancora”.

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’ex calciatore di Napoli e Udinese, Antonio Floro Flores. Di seguito, un estratto raccolto dalla redazione di calcioinpillole.com.

Su Messi e Ronaldo che sono usciti dalla Champions League
“Per il PSG il problema è che hanno fatto un mercato troppo forte per il campionato in cui giocano, mentre fanno fatica in Europa. Non si confrontano mai con squadre forti, come in Inghilterra o Spagna. Quando affrontano squadre come il Real Madrid fanno fatica. Per lo United forse il problema è che hanno avuto Ferguson per tanti anni e lui “nascondeva” i problemi. Forse il problema è trovare un allenatore alla portata, ma bisognerebbe esserci dentro per sapere. Hanno una squadra che può fare di più, ma comunque fa fatica. Ferguson faceva tutto”.
Perché in Italia non si riesce a dar fiducia ad un tecnico per tanti anni? Non c’è abbastanza tempo?
“Gli allenatori vogliono fare le prime donne in Italia. Oggi è difficile per questo. C’è anche la paura di rischiare coi giovani. De Zerbi è dovuto andare in Ucraina per allenare. Pirlo alla Juventus ha fatto bene poi è stato mandato via, così come Sarri. A questi devi dargli tempo di costruire e sbagliare. C’è sempre qualche problema invece. Il Barcellona per esempio ha aperto un ciclo con Xavi che durerà per anni probabilmente. La differenza sta nel progetto. Si parla ma non si fa. Non c’è programmazione”.
Sui giovani nelle “basse categorie”
“A volte far giocare un ragazzo perché sei obbligato, è illuderlo. I Di Lorenzo della situazione, che partono dal basso e arrivano in alto, sono pochi. Fondamentalmente non è sempre giusto approcciare ad un progetto del genere”.
Sull’Udinese: quali insidie ci possono essere col Napoli?
“Se il Napoli gioca come sa, c’è poco da vedere. Il Napoli sa che non può più sbagliare. Ogni partita è una finale, perchè il primo che sbaglia paga. Come gioca il Napoli mi piace ed oggi sta lottando per qualcosa di importante. Spalletti me lo terrei stretto. La società ha fatto un grande lavoro. Oggi sono contento quando vedo il Napoli: è bello e divertente”.
Insigne può essere decisivo nelle ultime partite?
“Non lo so. Adesso mi aspetto che ogni giocatore che gioca sia decisivo, al di là di Insigne. Ora conta la squadra”.
Su Osimhen: vedi dei miglioramenti?
“Parto dicendo che mi dispiace vedere Mertens in panchina. Osimhen però sta crescendo, ma ci vorrà ancora tanto tempo. In tante cose è ancora avventato. C’è da migliorare anche se è cresciuto molto. Io sono innamorato di Mertens però”.
Berardi, Scamacca e Raspadori: chi prenderesti al Napoli?
“Tutti e tre. Scamacca mi piace tanto, così come Berardi. Raspadori è giovane e sta crescendo meno. Così come Traoré, che è fortissimo. Il Sassuolo è una società interessante e che programma bene. Tante società forti dovrebbero prendere esempio da loro, per esempio la Juventus”.

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