di Vincenzo Letizia
Non parliamo ancora di crisi, ma il Napoli rischia di precipitare in un vicolo cieco se non cambierà registro. La classifica è ancora buona, ma il gioco è lento, ingolfato, privo di nerbo. E le parole di Conte non lasciano spazio a dubbi: «Non sono sicuro di poter entrare nella testa dei calciatori. Dovrò parlare con la società». Traduzione: alcuni calciatori non lo seguono.
E qui veniamo al mercato celebrato da De Laurentiis e dai suoi lacchè mediatici. Quel mercato giudicato da 10 da chi, evidentemente, aveva gli occhiali della fede societaria ben calzati. E io mi chiedo: come si fa a dare dieci a un’operazione che ha perso Kvaratskhelia — mai sostituito in due sessioni — lasciato andare Raspadori e Simeone, e sostituito con Elmas senza ruolo, Noa Lang mai esploso, e Lucca, giudicato più forte di Darwin Nunez dai soliti giornalisti compiacenti? La realtà, signori, è che quel 10 era più propaganda che valutazione oggettiva.
Conte resta fermo, ma la pazienza ha un limite. Serve concretezza, idee chiare, applicazione. Se la squadra non si adegua, rischiamo tensioni interne che potrebbero far saltare equilibri delicati.
E ricordiamo, con una citazione latina appropriata: “Fortes fortuna adiuvat”. La fortuna aiuta chi osa, ma non basta osare: servono scelte precise, convinzione e capacità di guidare una squadra che, finora, sembra non avere direzione.