“Il Saliscendi” è la rubrica che ogni settimana prende la squadra e la osserva da vicino, come farebbe un vecchio cronista appoggiato alla balaustra del calcio: lente pulita, penna affilata. Qui si registra chi sale e chi scende, chi accende la scena e chi, invece, finisce ai margini della luce. Non è una sentenza, è un termometro: misura il momento, la tendenza, il battito del singolo dentro il cuore della squadra.
CHI SALE — Neres, il funambolo che non si accontenta del compitino
C’è chi gioca una partita. E poi c’è chi la accende.
Neres appartiene alla seconda categoria, quella elegante e un po’ anarchica, dove la differenza la fanno le caviglie più che il fiato, l’intuizione più che la geometria.
In una gara bloccata, con la squadra che nel primo tempo sembrava cercare la porta con il lanternino, lui è stato l’unico a disegnare linee curve dentro un contesto troppo dritto. Dribbling, strappi, finte: non sempre utili, ma quasi sempre necessari.
Non trova il gol, e questo resterà negli appunti dei più esigenti. Ma crea gioco, apre varchi, rompe la monotonia. Se il calcio è anche una questione di scintille, oggi la più luminosa portava il suo nome.
Oggi, sale. Meritatamente.
CHI SCENDE — Hojlund, la generosità non basta
Hojlund lotta, corre, si sbatte. Da questo punto di vista, non gli si può appuntare nulla: l’ardore è quello di sempre, quasi un marchio di fabbrica.
Il problema nasce quando la foga diventa zavorra: tiene troppo il pallone, ritarda l’appoggio, spezza più azioni di quante ne nutra.
Il rigore è la fotografia del suo momento: rincorsa sicura, esecuzione incerta. E sbaglia. Non è un rigorista, e lo si capisce da come calcia: più tensione che freddezza. L’errore avrebbe potuto far tremare la squadra, già impegnata in una partita da vincere, punto e basta.
Generoso sì. Lucido no.
Oggi, scende. Senza condanne, ma con un promemoria chiaro: l’impegno non è sempre sufficiente.