Il clima attorno a Castel Volturno si è fatto pesante dopo lo scivolone interno contro la Lazio, ma c’è chi, tra le mura di Napoli, decide di fare scudo attorno alla figura dell’allenatore. Giuseppe Bruscolotti, per tutti il “Palo ’e fierro“, non usa giri di parole per analizzare il momento della squadra azzurra. L’ex capitano del primo scudetto vede una pericolosa deriva nel modo in cui l’ambiente sta processando la sconfitta di sabato scorso.
Beppe, Conte si è preso tutta la colpa per la sconfitta contro la Lazio. Un gesto da leader o un eccesso di generosità?
«Per me ha sbagliato ad assumersi le responsabilità. Ma davvero può avere la colpa di non aver motivato la squadra dopo il pareggio di Parma? Ma davvero doveva lavorare sul pericolo di avere una squadra appagata per lo scudetto svanito? E dove siamo, in un asilo nido? Qua abbiamo davanti una squadra di professionisti tutti pagati che dovrebbero trovare ogni volta da soli le motivazioni per evitare prestazioni come quella di sabato con la Lazio».
Eppure si parla spesso dell’aspetto psicologico come compito primario del tecnico…
«Mi fa male aver visto calciatori come De Bruyne camminare senza mai avere un momento di lucidità. Ora, ditemi: c’era bisogno di Conte per caricare uno che viene dal Manchester City e che si prepara a giocare un Mondiale con il Belgio da protagonista? E allora, questo clima non mi piace. Questo 2-0 della Lazio è colpa di chi va in campo e non di Conte».
In città inizia a circolare qualche mugugno di troppo verso la panchina. La sorpresa è questa?
«Sento anche chi contesta il tecnico e penso che stiamo all’assurdo: dopo lo scudetto, ha centrato l’obiettivo della Champions, ha conquistato un trofeo. Qui a volte si dà tutto per scontato. Solo chi ha vissuto gli anni della sofferenza sa che a Napoli è sempre più difficile che altrove ottenere risultati importanti».
Le parole di Bruscolotti suonano come un richiamo all’ordine necessario. In un calcio che corre verso la deresponsabilizzazione dei protagonisti in campo, la voce della storia ricorda che la maglia azzurra richiede un orgoglio che nessun discorso tattico può sostituire. Se il Napoli vuole ripartire, deve smettere di cercare alibi nel modulo o nella gestione e ritrovare quella “fame” che proprio il suo capitano più iconico metteva in ogni chiusura difensiva.
di Vincenzo Letizia
Il Mattino