LE INTERVISTE – Napoli, De Laurentiis e Conte dal futuro del club alla rifondazione. Il mister: vado via perché ho visto troppi veleni

Il futuro del Napoli e la rifondazione del calcio: il faccia a faccia tra De Laurentiis e Conte
Una vittoria contro l’Udinese che passa quasi in secondo piano di fronte alle onde d’urto provocate dalle parole dei due massimi protagonisti dell’universo azzurro. Nella sala stampa dello stadio, Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte tracciano il bilancio di una stagione intensa, complessa e logorante, aprendo scenari inaspettati sul futuro della panchina e scagliandosi, ognuno a modo suo, contro le storture del sistema calcistico e mediatico italiano.

Qui De Laurentiis: «Noi come il PSG? Impossibile. Il calcio italiano va rifondato dal governo»

Presidente, partiamo dal rapporto con il mister. Quando è iniziato questo capitolo e cosa vi siete detti di recente?
«Conte un mese fa mi ha chiesto di vederci e incontrarci. La nostra amicizia, in realtà, è nata alle Maldive ormai una quindicina di anni fa, e successivamente ci eravamo sentiti anche per questioni legate a un nutrizionista. Nel nostro colloquio sono stato molto chiaro con lui: il Napoli non può essere il PSG, il Real Madrid, il Bayern Monaco o una delle cinque big inglesi. Noi abbiamo l’obbligo assoluto di rispettare certi budget, non possiamo andare oltre le nostre possibilità economiche
C’è una forte polemica da parte sua verso le istituzioni politiche e sportive. Cosa non sta funzionando?
«Ci si mette il ministro dello Sport, ci si mette anche Giorgetti… Mi chiedo se sia mai possibile che il governo italiano sia così miope da disattendere le esigenze e la passione di 28 milioni di persone. La verità è che senza la sfortuna degli infortuni avremmo vinto il campionato anche quest’anno. Ora si parla del futuro della panchina, ma io dico calma: ci si può ancora ripensare, vedremo quando Conte dirà che il dado è tratto. Per lui Napoli è casa
Se Conte dovesse lasciare, si parla anche dell’ipotesi Nazionale per lui. La preoccupa?
«La Nazionale? Quello sarà eventualmente un problema di Malagò. Al massimo Conte potrà andare ai Mondiali a vedere le partite da spettatore. Il vero problema oggi non è tanto cosa farà il Napoli, ma come va rifondato l’intero calcio italiano. L’ho ribadito chiaramente anche a Malagò, non è un problema da poco. Potrebbe persino accadere che la Lega Calcio decida di uscire dalla Federazione, esattamente come è stato fatto in Inghilterra
Cosa contesta maggiormente alla gestione della Lega e ai club rivali?
«Anni fa Lotito controllava persino i voti della Serie B, ma io mi chiedo perché dobbiamo tollerare un campionato spaccato in due, con una squadra a destra e una a sinistra della classifica. Si inventò la storia del paracadute per le retrocesse… Guardate invece al modello del campionato inglese, lì il livello di competitività di tutte le squadre è altissimo. Il governo britannico ha investito un miliardo e mezzo di sterline nel sistema calcio
Nel corso degli anni ha mai pensato davvero di cedere la società di fronte a grandi offerte estere?
«Gli investitori americani si erano fatti vivi già nel 2017 con un’offerta sul piatto da 900 milioni di dollari, poi scoppiò il Covid. Nel 2021, invece, gli arabi arrivarono a offrire ben 3 miliardi e mezzo di euro per rilevare tutto, compresa la Filmauro. E a quel punto io cosa avrei fatto? Il vero nodo della questione non è vendere, ma capire se un eventuale successore sia realmente in grado di gestire un’impresa complessa come questa

Qui Conte: «Ho dovuto girare la manovella a duemila. Lascio un gruppo che era traumatizzato»

Mister, le sue parole suonano come un congedo. Cosa è successo nelle ultime settimane?
«Già dopo la trasferta di Bologna avevo avvertito e denunciato pubblicamente che c’erano cose all’interno dell’ambiente che non tornavano affatto. Io non sono un allenatore disposto a fare campionati anonimi, mai. Ero persino pronto a farmi da parte subito se fosse stato necessario. Bisogna ammettere che qualche innesto dell’ultima campagna acquisti non era entrato in perfetta sintonia con il resto del gruppo. Ci siamo parlati in modo molto chiaro all’interno dello spogliatoio: ci sono momenti in cui bisogna essere giusti, duri e veri. Sapevo che avremmo dovuto remare con il vento contrario. Un mese fa ho telefonato al presidente e non ho voluto sapere nient’altro: ho percepito chiaramente che il mio percorso qui stava per terminare
Ci tiene a specificare che non si tratta di una scelta legata a un ridimensionamento delle ambizioni?
«Esatto, non si tratta affatto di un ridimensionamento. Il mio rammarico è che su Napoli non sono riuscito a compattarvi a livello ambientale. Se non si porta compattezza assoluta attorno alla squadra, non si riesce a lottare e a combattere contro gli avversari calcistici. Napoli non ha alcun bisogno di avere dei falliti che scrivono falsità solo per ottenere dei likes sui social; Napoli ha bisogno di circondarsi di gente seria, non di soggetti costantemente negativi e nocivi per l’ambiente. Devo ammettere che ho fallito da questo punto di vista, non sono riuscito a cambiare questa mentalità. Ho alzato le mani, ma ci ho sempre messo la faccia su tutto. Quando le cose non possono essere modificate, ti resta comunque il grande prestigio di aver allenato una piazza come Napoli, e ho potuto conoscere questa splendida città sotto tutti i punti di vista
Cosa risponde a chi fa paragoni con le gestioni passate e con la vittoria dell’Inter?
«Carlo Ancelotti è un grandissimo, eppure qui non ha vinto. Questo dimostra le difficoltà della piazza. Quest’anno bisogna comunque fare i complimenti all’Inter: è necessario riconoscere i meriti degli altri quando vincono, e i nerazzurri hanno meritato questo scudetto, con o senza l’incidenza degli infortuni delle rivali. Per quanto mi riguarda, sono stati due anni fantastici. Mi auguro sinceramente che questo mio sfogo possa dare una spinta a quei ‘falliti’ di cui parlavo prima per redimersi. Ripeto: se non si è compatti, non si va da nessuna parte. Quando sono arrivato ho trovato un gruppo totalmente traumatizzato dal punto di vista psicologico. Ringrazio profondamente il presidente De Laurentiis, è stata un’esperienza stupenda. Pensate che il presidente mi ha detto persino che, se ci avessi ripensato, sarebbe rimasto a mia completa disposizione per continuare
Si parla con insistenza di un suo futuro sulla panchina della Nazionale italiana. C’è qualcosa di concreto?
«Al momento si tratta solo di chiacchiere. Mi ricordo benissimo cosa dissi tempo fa sulla Nazionale: se fossi il presidente della Figc, metterei tra i vari candidati anche il nome di Conte. Ma ultimamente si è fatto persino il nome di Guardiola per l’Italia… Ci sono i fondi necessari per prendere uno come Guardiola? Non lo so. Al momento non c’è assolutamente niente di concreto, non so cosa accadrà in futuro. Potrei anche semplicemente decidere di stare a riposarmi, magari andando a trovare ADL a Los Angeles
Dal punto di vista economico e delle aspettative, la Serie A soffre il confronto con l’estero?
«Guardiamo la Premier League: l’Arsenal ha investito più di tutte le altre squadre inglesi in questi ultimi due anni. Quando ho accettato di venire a Napoli, pensavo onestamente di poter godere di più a livello di puro risultato calcistico. Mi sono reso conto, invece, che la mia sola presenza sposta inevitabilmente le ambizioni, i parametri e le aspettative generali. Sono arrivato l’anno scorso dopo un decimo posto in classifica e la gente mi ha detto subito che dovevo vincere lo scudetto; quest’anno, secondo l’opinione pubblica, dovevamo vincere la Champions League. Ho dovuto girare la manovella a duemila fin dal primo giorno e tutto questo mi ha tolto tantissime energie psicofisiche. Sono comunque felicissimo di quello che abbiamo fatto. Abbiamo realizzato qualcosa di storico che a Napoli non si vedeva dai tempi di Maradona, ed è il miglior augurio che posso fare a tutti i tifosi azzurri.»
Quali sono stati il momento più bello e quello più difficile di questa sua avventura all’ombra del Vesuvio?
«Il giorno più bello in assoluto è stato quando abbiamo vinto lo scudetto e quando abbiamo festeggiato per le strade con i nostri tifosi. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di vincere diversi trofei, ma una vittoria non è mai stata festeggiata in modo così viscerale come è accaduto qui a Napoli. Ecco perché dico che questa piazza ha bisogno di compattezza e di persone che vogliano bene al Napoli veramente. Il momento più brutto, invece, è stato Bologna. Vedere che dopo un anno di duro lavoro tutto poteva andare improvvisamente in frantumi non è stato affatto bello. Di fronte a quella situazione c’erano solo due strade da prendere: o fare lo scemo facendo finta di niente, oppure sollevare con forza il problema per risolverlo. Alla fine abbiamo comunque vinto una Supercoppa e siamo arrivati secondi. Non mi aspettavo un’annata così complessa, ma andiamo via a testa altissima

L’era Conte a Napoli sembra dunque giunta ai titoli di coda, non prima di aver regalato un’ultima, accesissima pagina di passione, successi e verità senza filtri. La palla passa ora ad Aurelio De Laurentiis, chiamato all’ennesima rifondazione tecnica di un club che ha comunque dimostrato di saper restare ai vertici del calcio italiano.

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