Un altro colpo mortale per il calcio vero, popolare , di tutti. La finale di Champions League, per la prima volta nella storia televisiva italiana, non sarà visibile in chiaro. Potranno così godersi le prodezze dei campioni di Arsenal e PSG soltanto i benestanti che possono permettersi l’oneroso abbonamento alla pay tv. Un pomeriggio amaro che distrugge, in nome del vile profitto, un altro tassello della grande passione popolare che ha reso il calcio lo sport più diffuso e visto sulla Terra.
Coloro che come me sono nati con il televisore in bianco e nero, con uno o pochissimi canali aveva delle ritualità collegate televisive collegate al calcio. Il mercoledì di Coppa era un appuntamento imperdibile con la visione in chiaro magari con le immagini nebbiose di una partita tra i grandi squadroni europei. Ci siamo innamorati ancor di più del calcio assistendo alle imprese di club leggendari come il Real Madrid, l’Ajax, il Nottingham Forrest, la Steaua Bucarest e tanti altri ancora.
Mio padre era un grande appassionato di quegli appuntamenti infrasettimanali. Mamma preparava salsiccia e broccoli che piacevano a tutta la famiglia. Ed insieme davanti al televisore palpitavano per quelle squadre continentali delle quali io sognavo anche le città immaginando che prima o poi avrei potuto visitarla ed in qualcuna anche vivere per un pezzo della mia vita.
Il calcio in tv era poco, raro, bellissimo. Ed accessibile a tutti. Al punto che per giorni si discuteva di terzini olandesi volanti, di grintosi centrali teutonici, estrose alette iberiche, svettanti centravanti inglesi. Il calcio era di tutti e per tutti. Oggi il calcio in tv è troppo, spesso brutto e – cosa più grave accessibile solo a chi abbia tanti soldi da spendere sulle mille piattaforme dove viene proposto in una bulimica sequenza che dura 7 giorni su 7, 24 ore al giorno.
Il calcio precipita verso la rovina e chi lo governa sembra intento soltanto a cogliere gli ultimi profitti, a spremere fino in fondo una mammella ormai inesausta. Negli Stati Uniti il SuperBowl, trasmesso in chiaro, è l’evento televisivo dell’anno. Il rito collettivo di un popolo che per quattro ore si riunisce attorno all’evoluzione dello sferoide proalato. Questa ritualità è stato smarrita dal calcio nella vecchia europea. E questa finalissima per pochi non entrerà mai nella storia popolare di nessuno di noi.
Peppe Iannicelli – Giornaleria.it
