L’urbanistica applicata al pallone è da sempre esercizio acrobatico, bilanciato sul sottile filo che separa la visione d’impresa dalla liturgia delle istituzioni. A “Salite sulla giostra”, il salotto etereo di Stile Tv guidato da Raffaele Auriemma, l’architettura delle idee incrocia la passione civile. Risponde Nino Simeone, consigliere della Regione Campania, politico dal verbo pronto e dal contropiede mai banale. Il convitato di pietra resta Aurelio De Laurentiis, tra le tentazioni di Qualiano e il cantiere sempiterno di Fuorigrotta.
Partiamo dalle ultime sirene di provincia: Qualiano come nuova Mecca azzurra. Illusione di fine estate o centro sportivo del domani?
Il presidente De Laurentiis sta facendo sentire chi vive in Provincia cittadini ospitanti di strutture importanti e ora siamo a Qualiano. Facciamo il tifo per Qualiano e speriamo che dalle parole si passi ai fatti e con l’auspicio che anche Qualiano non diventi avversa o avversaria del progetto megagalattico che ha in testa il presidente. Il Napoli ha bisogno di avere un centro sportivo che possa sfornare nuove risorse, nuovi calciatori. Non so di questi terreni di Qualiano, non so se si tratta di terreni privati, pubblici, del demanio. Adesso da Qualiano chi lo dice che c’è un’interlocuzione seria? Dovrebbe dirlo il sindaco e voi l’avete letta la dichiarazione del sindaco? Mi fermo qui.
Tensioni istituzionali e sgambetti verbali: il rapporto tra la piazza, la politica e la proprietà azzurra vive di fiammate continue. Come legge l’ultimo strappo con il ministro Abodi?
De Laurentiis reagisce il giorno dopo le dichiarazioni di Abodi che per la prima volta messo con le spalle al muro ha dichiarato che Napoli ha presentato un progetto bello affinché diventi città ospitante. In quella sede, De Laurentiis ha avuto una reazione immediata e quindi ora Abodi non è più buono, l’unico buono era Malagò. E, andato via Malagò, siamo in mano ai pazzi. Non voglio giudicare, ma così come diceva che i consiglieri comunali gli mettevano i bastoni tra le ruote e sapete bene con chi ce l’aveva, solo perché non mi convincevano le chiacchiere, e ne ho prese di tutti i colori. Ma rifaremo lo stadio Maradona.
Fuorigrotta attende la veste delle grandi occasioni: quando arriverà l’imprimatur per i Mondiali o gli Europei che verranno?
Lui ha chiamato lo stadio Maradona mezzo cesso e questo non me lo dimentico, ma non voglio entrare nel merito. Entro i primi 10 giorni di ottobre, tra il 10 e il 15, dovremmo avere l’ufficialità che Napoli è città ospitante degli Europei 2032 e quindi partiamo a razzo anche perché il nostro progetto è esecutivo, approvato. Le città sono quasi decise, non voglio portare sfortuna ma diciamo che Napoli sta lì e se la gioca bene. Il progetto è stato fatto come Dio comanda, ha le coperture finanziarie, la città è nelle condizioni di poter ospitare un evento così importante, l’Italia non può assolutamente fare a meno della città di Napoli che attrae ed è diventata il punto di attrazione turistico nazionale e internazionale. L’America’s Cup sarà un altro momento di attrazione internazionale, dobbiamo solo farci trovare preparati. I napoletani hanno una marcia in più, devono farsi trovare preparate le amministrazioni.
Come si concilia la passione del tifo con le necessità strutturali di un impianto moderno?
Lo stadio Maradona avrà un intervento di ristrutturazione serio, saranno avvicinati gli spalti al campo e ci è costato molto perché togliere la pista e togliere l’opportunità a tanti ragazzi di allenarsi ci è costato. Ma lo facciamo perché la richiesta dei tifosi vogliamo assecondarla. Abbiamo tutelato le palestre, e quindi il Maradona va avanti per la sua strada. Non abbiamo mai avuto tanta visibilità come in questa amministrazione, siamo al centro del mondo e lo meritiamo. Ci ha dato una mano anche il calcio Napoli perché siamo competitivi anche dal punto di vista sportivo, ma dobbiamo continuare ad esserlo perché la città sta accelerando.
Tra plastici ideali e cemento reale, la partita del Maradona resta il vero snodo dell’orgoglio partenopeo. La politica traccia il solco, il pallone attende che le promesse diventino spalti a ridosso dell’erba.