Il Napoli andava a Parma con la consapevolezza che vincere non era necessario … ma di più: la battuta d’ arresto della Roma ad opera del Milan consegnava agli azzurri su un vassoio non d’ argento e nemmeno d’oro … ma di platino l’ ennesima opportunità della stagione, opportunità che era davvero vietato fallire … anche perché di occasioni così ghiotte non ce ne saranno più d’ ora in avanti, l’ unica opportunità rimasta per tentare di strappare un posto in Champions era quella contro gli emiliani ormai sfumata, resta ora solo l’ Europa League ma le probabilità che la qualificazione nell’ Europa che conta passi per il successo in questa competizione, anche se permangono, non sono più del 50%! Non ce l’ abbiamo con Rafa Benitez, non vorremmo ogni volta stare qui a parlare di lui sottolineando le sue mancanze, non ci piace farlo e preferiremmo celebrarlo, osannarlo, dedicargli canzoni, poesie e via dicendo …. Purtroppo le sue scelte, le sue fissazioni nel corso della stagione, e soprattutto in campionato, si sono rivelate deleterie per il nostro Napoli. Inutile ribadire che non è la prevenzione a muovere tali osservazioni, non ci riteniamo volutamente ostili … il nostro ruolo non ce lo consente! Rafa dal tifo è stato amato, quasi adulato e quando è approdato a Napoli sventolando il suo curriculum e con in tasca un contratto da top coach (di sicuro da coach più pagato d’ Italia) in molti hanno sparato i fuochi d’ artificio; quando lo si guardava in faccia, quasi si andava in estasi perché dietro quel sorriso sì bonario ma che al contempo ostentava sicurezza, sembravano nascondersi scudetti e trionfi … Erano lì! Già li si contava!Sì perché per quasi tutti il furbacchione Don Rafè era diventato sinonimo di riscatto, quest’ omone sorridente e pacioccone, che sapeva dire sempre la cosa giusta al momento giusto, che non s’ inalberava, come faceva il naif Mazzarri, quando i giornalisti si rivolgevano a lui in modo poco simpatico ma li metteva a posto col suo savoir –faire, con la sua eleganza e lo humor tutto inglese, stava diventando un simbolo, un emblema; il suo stile… la sua professionalità, quella mentalità europea per molti erano destinati ad essere il passaporto per il grande salto, quel salto che il Napoli stava aspettando da troppi anni di compiere e che con il vincente Rafa era vicino… a un passo. Le attese della gente sono rimaste tali … attese! Molto presto si è infatti capito che il grande calcio europeo predicato dal guru spagnolo in Italia non funziona, soprattutto quando di fronte hai una provinciale i cui odiosi e anacronistici catenacci annientano un sistema di gioco basato sulla pratica del bel calcio, del pressing a tutto campo, sulle triangolazioni. E’ qui infatti che il Napoli ha lasciato i maggiori punti in un Campionato come quello italiano in cui i tornei li vinci incassando pochi gol, in provincia! Si pensi ad esempio al Palermo, al Verona, all’ Empoli … e dulcis in fundo al retrocesso e fallito Parma. Come affermato poc’ anzi il Napoli, e quindi Benitez, prima di disputare la gara del Tardini, era consapevole della sconfitta nell’anticipo di sabato della Roma, per cui, considerato il fatto che il treno della Serie A è arrivato quasi al capolinea, i 3 punti non dovevano essere solo un obiettivo … ma un imperativo! La risposta di Rafa? Un massiccio turnover! I titolari in campo? 3! Le cosiddette riserve in campo (o quantomeno i giocatori che le sue scelte nel corso della stagione li hanno reso tali)? 8! Qualcuno si alzerà a questo punto e dirà: “Ma ti sei dimenticata che giovedì c’è il ritorno di Europa League? Il turnover era d’ obbligo!” … Certamente! Ma nemmeno il tecnico del Barcellona che in rosa ha 25 top players si sognerebbe, in una gara cruciale, di fare in turnover con 7-8 giocatori. Il turnover lo puoi fare con 4 giocatori, non con oltre tre quarti di squadra. E lasciamo poi perdere le prodezze dell’ ennesimo morto resuscitato dal Napoli, vale a dire il portiere avversario Mirante … Lasciamo perdere anche gli strafalcioni di Andujar, il portiere azzurro col quale il turnover è sempre meglio non farlo perché l’ alternativa la conosciamo bene … si chiama Rafael Cabral (Dio ci scampi da entrambi!) …. Perché la verità è che il Napoli, come troppo spesso è accaduto in questa stagione si è svegliato quando si è accorto di dover rincorrere, di dover rimontare. Si ha l’ impressione che il buon Rafa, non volontariamente è ovvio, abbia spesso fatto dei ragionamenti contrari, poiché sarebbe stato più opportuno, in una gara fondamentale che precede un impegno europeo altrettanto importante, schierare titolari almeno i top players, o i giocatori in quel momento più in forma, per dare una chance in più alla squadra di acquisire un risultato essenziale … salvo poi concedere ai suddetti atleti il riposo ad un certo punto del match. Certo (rispondendo sempre ai rafaeliti che in queste situazioni si sentono chiamati in causa) è facile parlare a posteriori …O azzardare formazioni, cambi, schemi, moduli quando non si ha una reale responsabilità ma si gioca a fantacalcio o ci si improvvisa coach da tastiera … ma ci sentiamo di affermare in tutta onestà che non è certo la prima volta che le decisioni dello spagnolo si rivelano controproducenti…. E che se hai trovato già 10 volte sulla stessa strada un muro ad arrestarti e l’ undicesima volta prendi nuovamente quella stessa strada, beh… di certo non sei così sagace!
Tilde Schiavone – Pianetazzurro.it