di Vincenzo Letizia
Il VAR, nato per garantire obiettività e giustizia nel calcio, continua invece a dividere e a far discutere. Nelle ultime due giornate di campionato, il Milan è finito al centro della bufera per due episodi controversi che hanno sollevato più di un dubbio sulla reale efficacia dello strumento tecnologico.
Contro la Fiorentina, ai rossoneri è stato assegnato dal VAR un rigore inesistente, frutto di un contatto minimo che l’arbitro giustamente aveva lasciato correre.

Pochi giorni dopo, nella sfida col Pisa, è arrivato un nuovo caso: il gol di Athekame, con due compagni di squadra in evidente posizione di fuorigioco a disturbare Semper, è stato convalidato senza esitazioni, lasciando attoniti tifosi e osservatori.
Due episodi che alimentano un sospetto sempre più diffuso: spesso il VAR, anziché eliminare gli errori, li consolida. Quando la tecnologia tace di fronte all’evidenza, l’idea di un calcio giusto vacilla. Se lo scopo era garantire trasparenza e imparzialità, l’esperimento è miseramente fallito. Il VAR doveva essere la garanzia della verità, oggi appare come l’alibi perfetto per decisioni incomprensibili. Vergogna, perché la credibilità del calcio passa anche da qui.