di Vincenzo Letizia
Ieri era il futuro, oggi è già un faldone d’archivio. Antonio Conte ha declinato i verbi al passato, ha chiuso il cassetto delle promesse a Castel Volturno e ha salutato la compagnia, lasciando Aurelio De Laurentiis a contemplare le macerie emotive di un’idillio bruscamente interrotto. Finisce come spesso finisce con il tecnico leccese: un incendio di passione, seguito dal fumo dei bilanci e delle incomprensioni. Non è stato possibile trattenere il “parrucca nazionale”, si dirà. Questione di spigoli, di ambizioni che non si intonavano con i tetti di spesa, di quella perenne urgenza del “tutto e subito” che mal si sposa con i ritmi cinematografici del presidente.
Sia come sia, la commedia è finita. Ma prima che cali il sipario e si cominci a sfogliare il catalogo dei sostituti, c’è un dettaglio – un signor dettaglio – che meriterebbe una riflessione profonda, al netto dei rancori da separazione.
Parliamo di Gabriele “Lele” Oriali.
Se Conte era il motore ruggente e rumoroso, Oriali ne è sempre stato il lubrificante silenzioso, l’uomo capace di smussare gli angoli prima che diventassero taglienti. Un professionista d’altri tempi, «con i calzini tirati su e le spalle dritte», per dirla alla vecchia maniera. La tentazione di De Laurentiis, ora, potrebbe essere quella del repulisti totale: via il Generale, via lo stato maggiore. Sarebbe un errore da matita rossa.
Trattenere Oriali a Napoli non sarebbe un ripiego, bensì un atto di pura intelligenza politica e sportiva. Uomo competente, perbene nel senso più antico e nobile del termine, l’ex mediano campione del mondo Espana ’82 possiede una dote che sul mercato non si compra un tanto al chilo: la gestione dell’umano. Nello spogliatoio azzurro, spesso schiavo di umori altalenanti e tensioni sotterranee, il suo ruolo di Team Manager è stato un pilastro invisibile ma fondamentale per l’equilibrio del gruppo.
In un calcio che troppo spesso confonde l’autorevolezza con le urla social, la personalità e l’esperienza di Oriali rappresentano un valore aggiunto che il Napoli non dovrebbe regalare al prossimo concorrente. È l’uomo che sa quando sussurrare e quando tacere, il parafulmine ideale per proteggere la squadra e, perché no, lo stesso presidente dalle proprie scosse umorali.
Conte è andato, ed è inutile piangere sul latte versato o sui contratti non firmati. Ma se AdL vuole dimostrare di aver appreso la lezione dei grandi club, provi a blindare Oriali. C’è ancora una dignità da spogliatoio da difendere, e nessuno sa farlo meglio di chi, per una vita intera, ha corso anche per gli altri.
Confermata al tecnico la squalifica dopo l’espulsione subita a Udine. Seguirà la gara contro gli scaligeri, domenica prossima alle 15, dalla tribuna