Crisi nera, profonda, strutturale. Il Napoli non è soltanto malato di risultati; è una creatura a cui hanno svuotato il gioco e incrinato lo spirito, mentre all’interno dello spogliatoio si aprono voragini paurose tra calciatori che si mandano platealmente a quel paese e una sintonia con la guida tecnica che appare ormai un lontano ricordo. La diagnosi è impietosa: se sulla panchina non sedesse un totem mediatico e protetto da un triennale faraonico come Massimiliano Allegri, il presidente avrebbe verosimilmente già cambiato manubrio. Ma quando il “romano” – per usare l’efficace coloritura popolare – deve mettere mano al portafogli per liquidare un contratto pesante, la calcolatrice surriscalda i circuiti e la mano trema.
La realtà, sportivamente parlando, sta scivolando dall’imbarazzante al catastrofico. Questa squadra esibisce un elettrocardiogramma piatto: non reagisce agli schiaffi, non morde l’avversario, si è pericolosamente assuefatta all’idea della sconfitta, quasi fosse un dazio inevitabile da pagare alla noia e alla confusione. E se il prossimo incrocio di campionato contro la Lazio dovesse replicare il copione del Dragão, l’esonero diventerebbe un atto dovuto, un’extrema ratio non più eludibile.
A quel punto, tuttavia, si aprirebbe il rebus del successore. Chi raccoglierebbe la patata bollente? Stefano Pioli? Difficile. Vincenzo Montella? Complicato. Igor Tudor? Un altro ex Juventus alla corte vesuviana farebbe storcere troppi nasi. Thiago Motta, d’altronde, disse no in passato, e Aurelio De Laurentiis è notoriamente un presidente che non dimentica e si lega ogni sgarbo al dito. Bisogna allora guardare altrove, scandagliare piste che profumano di carisma internazionale e di radici già piantate nel passato azzurro.
L’indiscrezione che circola con insistenza negli ambienti bene informati, e che profuma di seria ipotesi di lavoro, porta dritta a un nome di spessore europeo: Laurent Blanc. Un profilo d’esperienza, un ex che conosce il peso e la bellezza della piazza partenopea.
Il punto della situazione
Il Napoli si trova a un bivio drammatico della sua stagione. La gestione tecnica di Allegri è giunta a un punto di non ritorno, schiacciata tra una comunicazione che irrita la piazza e un campo che emette verdetti impietosi. La sfida contro la Lazio non è soltanto una partita di campionato: è l’ultimo processo a porte chiuse prima della sentenza definitiva. De Laurentiis riflette, i tifosi rumoreggiano e lo spogliatoio attende la scintilla. Se divorzio sarà, la scelta del successore traccerà la linea del futuro: o la continuità prudente o il coraggio di voltare pagina affidandosi a chi sa come accendere il fuoco sacro di una grande decaduta.