Napoli, prova da Champions: battuto il Barcellona per 1-0

La carica d’autostima che non t’aspetti è in una notte amichevole e però autentica di un’estate ancora tutta da attraversare seriamente: ma ciò che resta d’una vittoria effimera ma tonificante è la consapevolezza d’aver la testa pronta per la Champions: Barcellona 0, Napoli 1 e guai a lasciarsi andare in un trionfalismo fuori luogo e pure fuori stagione, però la prova provata d’una maturità (collettiva) è nell’impatto mai superficiale con un match che infonde non soltanto allegria ma pure certezze psicologiche. Il calcio di (questo) agosto conta sino ad un certo punto, però quello sempre il Barça era: senza Messi e Mascherano, senza Suarez e Neymar, ma con il carico di storia che si porta appresso, la statura e l’autorevolezza che costituiscono la spinda rosale di chiunque – pure di chi emerge dalla cantera. L’1-0 che sparge sanissima reputazione sull’idea è uno scarabocchio di Bravo (35’ st) sulla fiduciosa randellata di Dzemaili: ma prima, e pure dopo, il match è un braccio di ferro del Napoli (senza Higuain, Ghoulam e Inler) che produce una lettura disinvolta della nottata, mai subita e sempre affrontata con il piglio da scugnizzi.

CHE VOGLIA. Che hanno il Barça e il Napoli, rispettosi di chi s’è spinto sino a Ginevra e soprattutto dei propri allenatori, che vogliono capire. E che folate, per difendersi dal caldo-umido. La partenza è fulminante, va al di là dell’etichetta (amichevole) della partita, crea opportunità per il divertimento allo stato puro e al quindicesimo c’è già stata una sequenza d’episodi d’assoluto godimento. E’ calcio verticale, privo di maschere, la legittima manifestazione della propria personalità: il Barça ha lasciato la gioielleria di famiglia (Messi, Suarez, Neymar, Mascherano per cominciare) tra casa e infermeria e Benitez esibisce il laboratorio (con Higuain in panchina). Gli amanti dell’estetica hanno d’argomentare, si beano della percussione di Pedro (8’) murata da Albiol (pure con la manina); si stupiscono per il «liscio» di Piqué che disorienta pure Insigne (10’) a un niente dal gol; si entusiasmano per lo scatto secco (12’) di Montoya, stoppato in elevazione da Albiol e poi s’esaltano (13’) sul colpo di reni da copertina del manuale per perfetto portiere con cui Bravo va a scacciare dall’incrocio la capocciata di Hamsik, rimasto pietrificato e con la cresta tra le mani.

RITMI. Medio, alti e pure bassi, perché Barça e Napoli procedono a singhiozzi, accelerano e poi staccano, ripartono e rifiatano, in una giostra racchiusa in trenta metri che ribadiscono l’importanza del lavoro. L’esibizione (talvolta) accademica non scade mai nel banale, resta su livelli rimarchevoli e mostra la compiaciuta capacità di palleggiare degli uni e degli altri, la naturalezza con cui Pedro e Munir vanno dentro (al 32’ e poi al 39’) fino a franare su un Rafael sciccoso perché reattivo nell’uscita.

DI CORSA. Ci va il Napoli, che ha fretta: tra dodici (o tredici) giorni c’è in palio (praticamente) una stagione e i cambi a Benitez servono per far luce nel suo Napoli: dentro Ghoulam, Mesto e Michu subito, mentre il ribaltone Barça (dentro mezza squadra B) avviene all’ora esatta di gioco, quando ormai Pedro ha già sciupato (5’ e 7’) due occasioni nate sul centro-destra e sul centro-sinistra. il festival dei cambi altera i contenuti, ma lascia che la partita esista sempre, soprattutto tatticamente: il Napoli sceglie di non indietreggiare, mai, e quando Dzemaili carica il destro, c’è una doccia d’energia fresca che varrà per il futuro. E’ 1-0 sul Barcellona, al resto pensa Rafael a demoralizzare Deulofeu: in Barça si sta da piccoli principi.

Corriere dello Sport

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