Napoli, un solo diktat: vincere ancora

Ma il Napoli ha ritrovato veramente se stesso? È questo il quesito a cui, però, è troppo facile rispondere. O meglio ancora, per rispondere bisognerà aspettare almeno la partita con il Torino, se gli azzurri riusciranno ad imporsi, allora si può dire che stiano a buon punto per ritrovare se stessi. Che la squadra si fosse smarrita, non ce lo stiamo inventando adesso, dopo le sconfitte consecutive con Chievo e Udinese, si era persa completamente la bussola, il pari casalingo con il Palermo aveva confermato che si era allo sbando più totale. Diciamo che la vittoria in casa del Sassuolo ha dato una sterzata importante, ma per ritrovare la rotta è ancora presto. In Europa League, gli uomini di Benitez hanno ottenuto il secondo successo, ma è stata davvero una partita scialba e soporifera, quasi d’allenamento contro uno Slovan Bratislava asfittico e inconsistente. Il fatto di non aver subito gol contro gli slovacchi è sicuramente importante, ma farsi perforare anche da una simile squadra sarebbe stato un altro campanello d’allarme. È pur vero che, nelle ultime due partite, il Napoli è riuscito a tenere la porta inviolata ma, il modesto valore delle avversarie, deve essere tenuto in considerazione, ecco perché è decisamente indicativa la gara con il Torino. Se dovessero arrivare i tre punti, magari ancora senza subire reti, allora davvero si potrebbe parlare di progressi importanti e di una squadra a buon punto nella ricerca di se stessa. È un passo fondamentale quello di ritrovare le certezze perdute, alla sfida tra Juventus e Roma non bisogna proprio pensare, perché non riguarda il Napoli. Sarebbe da folli ritornare a parlare di scudetto dopo un timido passo avanti, il presidente ha voluto che non si lottasse per il primo posto, in barba ai proclami lanciati in estate, quindi, è meglio mettersi l’anima in pace. Andare a scoprire la natura della decisione presidenziale, lascia un po’ il tempo che trova, sta di fatto che, si può essere rimasti anche amareggiati e disillusi, ma i mancati investimenti sono stati un messaggio chiaro: noi ci tiriamo fuori da qualsiasi velleità. Ecco perché bisogna ridimensionarsi, probabilmente, la squadra è stata sbalestrata nelle prime uscite, proprio perché pensava di ambire ad altro prima di dover rivedere i piani. Qualcuno ci ha messo un po’ di tempo per ingoiare il boccone amaro per poi, obtorto collo, accettare la situazione e ritrovare la determinazione. Contro lo Slovan, mister Benitez ha optato anche per un turnover intelligente, facendo rifiatare qualche elemento per preservarlo in vista della gara contro il Torino, in un San Paolo che finora tutto è stato tranne che un fortino. Il prossimo step deve essere quello di ritrovare se stessi anche tra le mura amiche, se stessi in casa propria si potrebbe dire, un po’ paradossale ma è così. Ecco che la sfida contro i granata degli ex Ventura e core ‘ngrato Quagliarella, assume ancora più importanza, se poi ci mettiamo che c’è anche un Hamsik che deve confermarsi sui livelli della trasferta in terra slovacca (il capitano è stato latitante per troppo tempo che, rivederlo sugli standard di due anni fa, è una tentazione troppo forte), si aggiungono ulteriori motivi per non steccare. Domenica sera potremmo dare le risposte ai tanti interrogativi ma, soprattutto, a quello principale: il Napoli ha veramente ritrovato se stesso?

Maurizio Longhi

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